CHIHUAHUA

Qualcuno ha tagliato la gola al sole, e il suo sangue ha schizzato di rosso tutto il cielo. Eppure, la ragazza che fotografa solo in bianco e nero cerca di rinchiudere questi attimi nella sua fotocamera.
Il vento si è placato, e nel silenzio puoi sentire gli ultimi granelli di sabbia posarsi sul terreno: la ragazza che fotografa solo in bianco e nero, si appoggia sulle ginocchia, e con un semplice "click" li cattura.
Ci avviciniamo camminando alle strade affollate del centro cittadino.
È quasi impossibile riuscire ad entrare nel locale; Alexia è indaffarata dietro al banco, mentre Claudina serve ai tavoli.
Alfredo è in ritardo: l’ultimo bus che l’avrebbe portato verso casa se ne è andato senza lui, più leggero, verso la notte, verso le montagne.
Nel chiosco appena più avanti, la dolce Lupe prepara cocktail di frutta. Un anziano, seduto su una panchina declama i suoi versi contro la politica.
Seduto su uno sgabello, Peter non distoglie lo sguardo da Alexia: eppure dovrebbe ricordare di quando il suo cuore è rimasto spezzato da una barista; aveva comprato tutto il bar, ma non era riuscito ad avere lei. A distanza di tanti anni si ritrova con le tasche vuote, vuote come il suo cuore.
Claudina sbuffa tra i tavolini, portando bicchieri pieni, riportando bicchieri vuoti. Certo, preferirebbe essere da qualche parte a ballare.
Alfredo è stanco di fotografare turisti davanti alla cattedrale, e per una sera, decide di portare l’altra parte di sé, il narratore di vecchie storie, alla gente che si vuol fermare ad ascoltarlo.
Qualche metro più in là, Lupe, la dolce Guadalupe, serve i suoi cocktail di frutta. Un anziano, agitando il suo bastone, declama versi contro la religione.
Alexia risistema le forcine tra i suoi capelli, sorride a un cliente, ne saluta un altro, e, mentre affetta un limone, arrossisce lievemente sotto lo sguardo continuo di Peter. Cade un bicchiere dal vassoio di Claudina, c’è chi la prende in giro, c’è chi fa finta di niente, c’è chi nemmeno se ne accorge.
Andrew accompagna con la sua armonica i racconti del vecchio Alfredo. Storie di immigrazioni clandestine, di persone scappate in cerca di un mondo migliore, e che probabilmente lo stanno ancora cercando.
Appena più in là, Guadalupe, la piccola Lupe, rifinisce gli ultimi cocktail di frutta. Un anziano, sistemandosi il berretto, declama versi contro la tecnologia.
Peter se ne è andato a dormire, e Alexia comincia a pulire il bancone; per una volta, qualcuno l’ha fatta arrossire un poco.
Fuori, Claudina, ha iniziato a spazzare in terra. Se si sbriga, può raggiungere una discoteca ancora aperta: ballerà, e potrà sognare ad occhi aperti.
Alfredo non rimarrà solo nella notte di Chihuahua, ha trovato un amico che lo ospiterà.
Guadalupe ha già abbassato la saracinesca, anche lei vuole sognare qualche ora, prima che il nuovo giorno la veda di nuovo zoppicare con la sua malattia. Un anziano, avviandosi verso casa, sputa per terra tutte le sue rabbie.
La stessa persona che ha assassinato il sole sta dipingendo la notte con grandi pennellate di tristezza.
Rimaniamo noi due. Riprendiamo la nostra passeggiata, nel vento che ricomincia ad abbracciare tutta la città.
E lei, la ragazza che fotografa solo in bianco e nero distende la bocca in un sorriso, un sorriso che mi graffia il cuore: un po’ di polvere delle montagne di Chihuahua si poserà nelle ferite.
Chihuahua.

di Luca Vitali
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