COME "DEBORAH'S THEME"

Lui la guardava muoversi e parlare come Noodles guardava Deborah danzare nella cantina.
Anche lui avrebbe voluto portata in riva al mare, con un calice di vino, in bassa stagione, ma non avrebbe affittato un intero ristorante per invitarla a cena, o un'orchestra che suonasse solo per loro come nel film. Preferiva cose più semplici, così aveva scelto la vecchia casa di campagna come loro rifugio, sapendo che anche lei avrebbe apprezzato il calore e il sapore antico racchiuso in quelle stanze.
Non le disse mai se l'amava, forse non lo sapeva e per questo lei non glielo chiese mai, ma era lei che voleva per scrivere il libro, era per lei che componeva le sue musiche, era grazie a lei che vedeva ancora la bellezza della vita.
"Non amerai mai più un altro come hai amato me" le disse prima di baciarla, sperando che fosse vero. Lei sorrise, ma non trovò le parole per dirgli che stava parlando anche di se stesso. In realtà, non si trattava di amare una persona più di un'altra, ma solo da più tempo e in modo diverso.
Continuarono ad incontrarsi sospesi nel tempo e, dopo tanti addii che ebbero il solo effetto di farli ritrovare ogni volta più adulti e più vicini, decisero di non dirsi più addio, per non sapere quando sarebbe accaduto.
L'indomani, lui sarebbe partito per un nuovo lavoro, tanto atteso quanto lontano, portando con sé, segretamente, tra tutte le sue speranze, anche quella di liberarsi dalla necessità ormai fisiologica di lei. "Tu sei la mia medicina. Vederti significa per me avere l’energia per andare avanti ancora un po'", le disse una volta, nella luce arancione della lampada di carta di riso, mentre anche il giovane Buckley cantava dolcemente in sottofondo il suo dolore. Lei arrossì a queste parole, ma sapeva che solo andandosene da lì sarebbe guarito, forse accanto ad una donna che si sentisse libero di amare, anche se non era lei l’origine dei suoi tormenti, ma qualcosa che nemmeno lei conosceva.
Pregò dentro di sé che lui potesse trovare presto la serenità che cercava anche se ciò significava perderlo.
Quella sera, però, tutto questo non importava, non volevano pensare a niente se non a quel preciso momento, così brindarono al suo nuovo futuro, chiacchierando dei loro amici, dei loro progetti, di cinema e, come sempre, di musica, ricordando che fu grazie ad essa che si incontrarono.
Le note di "Deborah's Theme" avvolsero la stanza in un velo di malinconica dolcezza ed accompagnarono le sue mani nel disegnare arabeschi profumati di vaniglia sul corpo, complice, di lei. Decise che non voleva che quell'istante svanisse, così si alzò e le scattò una fotografia, senza immaginare che la pellicola avrebbe immortalato anche l'amore di una donna che lui non poteva né amare né dimenticare.
Tornò da lei e il loro abbraccio fu come un attimo di vita strappato con forza e custodito gelosamente per sé. Quando riaprirono gli occhi una timida luce bussava alla finestra per avvertirli che era giunto il momento. Lui la salutò sciogliendosi rapidamente dall’ultimo bacio, da cui temeva di rimanere prigioniero.
Davanti alla porta di casa, lei capì che il freddo che sentiva non era fuori nel mattino d'autunno, ma dentro di sé, nel posto che ora era rimasto vuoto. Pianse in silenzio, pensando alla vita a cui era costretta a fare ritorno e si sentì smarrita quando, voltandosi, vide la città deserta. Anche il sole che stava nascendo le sembrò scolorito e inutile, in quel giorno, ma era pur sempre luce, e vita, e riuscě a strapparle un sorriso, perché ciò che aveva vissuto era stato comunque un prezioso regalo del destino e non sarebbe andato perduto, le avrebbe tenuto compagnia come una parte indissolubile di sé.
Della donna che sarebbe stata d'ora in poi.

di Stefania Montanari
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