MATTINA

Ti sei svegliata questa mattina scivolando fuori dal letto, felice. C'è uno specchio sulla parete, anche se hai sempre odiato gli specchi di fronte al letto. Per te era come se qualcuno ti guardasse dormire e ti rubasse qualcosa di tuo, che nessuno deve vedere: la tua intimità, quella della notte. Quel tuo modo di stringere il cuscino, tu sai che un occhio, esperto di vita, potrebbe scoprire qualcosa di te, da come ti abbandoni. E non vuoi, no che non vuoi. Chi entrerà dalla mia porta non dovrà mai vedere tutto.
Ieri hai appeso quello specchio, cosa è cambiato? Non ti riconosco più. Sei uscita dalle lenzuola, arruffata come sempre, morbida finalmente. Ti sei guardata, ti sei prodotta in un sorriso infinito. Ti sorridi da sola, ti piaci quando ti senti bella, quando hai coraggio. Ti guardi ancora. Oggi vorresti cantare, sei sola, nessuno ti sente, ma cosa importa... tu canteresti, ora, davanti a centomila persone. Nessuna ti fa paura. Sono tutte complici, tutte come te.
Oggi ti ricordi di quando fumavi uno spinello, insieme agli amici della spiaggia. Diventavano assenti e tristi. Era una scusa, per andare a fare l'amore, per avere il coraggio di fare l'amore con chi non ti piace. Sparivano dietro le cabine e tu rimanevi, sola, nella stanza delle serate di sempre, con il rumore del mare e il suono di un vecchio juke box. E la solita canzone. L'attesa era breve, facevano in fretta. Poi si mescolavano ancora nel gruppo, non più assenti, ma eccitati, e partecipi di una gioia finta. Si saliva in macchina, andava da sola e non si sapeva mai dove. L'importante era andare, in mezzo agli ulivi, velocità e musica urlavano e il grido era forte. Il fumo, quello non ti faceva male come a loro. E nemmeno l'alcool ingoiato nei locali per sembrare più grande. Per te era una dose di coraggio: non per perdere il controllo. Non per dimostrare qualcosa. Forse per sognare, ancora più forte.
Mentre aspettavi, si avvicinava sempre un ragazzo lungo, secco, biondo. Era affaticato dalla vita, lo capivi da come trascinava i suoi sguardi sulle cose, sulle persone. Pensavi a quanto era giovane e forte, ma già così triste. Non avevi il coraggio di chiedere niente, te ne stavi seduta ad ascoltare il rumore del mare e ad aspettare gli altri. Lo ignoravi con finta indifferenza.
Lui ti chiedeva, con un sorriso amaro, l'accento locale: "Tu non vai a fare l'amore?"
"No" gli rispondevi. "Perché?"
"Non c'è nessuno con cui voglio fare l'amore, non c'è nessuno per me, e io per nessuno".
"E allora che fai qui, piccola, sola di fronte al mare?"
"Lo ascolto, lo guardo, lo respiro. E sogno".
"Sogni di fare l'amore?"
" No..." sorridevi sincera, "...di cantare. Lui mi prenderà per mano e mi porterà sul palco. Mi canterà una canzone e mi lascerà il microfono. Io avrò paura, ma poi canteremo insieme e centomila persone sogneranno con noi".
" E poi...?"
" E poi andranno a fare l'amore" ridevi, convinta.
"Ma i milanesi - ti dava un po' fastidio essere apostrofata così! - hanno bisogno di uno spinello per fare l'amore? Lasciano che una come te sia qui da sola ad aspettare? E tu, dimmi, tu fumi per sognare di essere una cantante?"
Non gli rispondevi, come avresti potuto? Sarebbe stato lungo, impegnativo, faticoso. Difficile allora. Impossibile. Oggi, se tu fossi ancora di fronte al bagnino di quella spiaggia, gli racconteresti tutto: com'è un milanese, cos'erano loro, quegli amici, per te. Com'era uno spinello. E il rumore del mare, quello, avresti potuto descriverlo meglio tu di chiunque, proprio a lui che conosceva il mare da sempre e lavorava nel mare.
Cos'era per te fare l'amore, non lo sapevi allora, non lo avevi mai fatto; non hai cambiato idea, oggi che sai cos'è. Non può esserci amore senza una mattina, insieme. Allora non avresti saputo spiegarlo, gli avresti detto che fai sesso solo per amore. Avresti detto una sciocchezza. Lui avrebbe fatto finta di pensarla come te. Ma un mattino, insieme, trovarsi al mattino, dopo l'amore, lui l'avrebbe capito. E tu non lo sapevi ancora, cos'è un mattino insieme dopo l'amore e che lui ti avrebbe capita.
Con quel tuo modo di parlare piano gli chiederesti oggi, tu cosa ci fai di fronte al mare, cosa fai qui, in una sera d'estate, da solo? Alla sera la spiaggia non ha bisogno di te e delle tue braccia forti. Tu aspetti che loro vadano via per venire da me, vieni a chiedermi cosa, cosa ti interessa di me? Tu non sei come gli altri. Tu non vuoi fare l'amore. Cosa cerchi da me? Cosa sai che ancora io ignoro, di me? E io, cos'è che non non so, adesso, di te? ...
Gli chiederesti se canta anche lui, se sogna di liberare quello che ha dentro, come te ieri, come te oggi. Ieri avevi paura di sognare, oggi sogni. Sei una donna, oggi. E ieri, bambina? Ti ricordi di quelle sere, e di quel mare, l'unico mare che tu conosci bene. Ti ricordi di lui, un bello triste che non faceva l'amore, come te.
Gli diresti cos'è aspettare per te, cos'è l'attesa, infinita. E i suoi perché. E che hai conosciuto persone, tante, e quante ti sono passate dentro lasciandoti qualcosa, quanto hai rubato a loro, aspettando, ascoltando, respirando qualcosa che non conoscevi... Non ti è mai successo di capire, finalmente, in un attimo, cos'è la vita, cos'è l'amore. Hai fatto fatica, sempre. Solo oggi ti svegli nel letto e senti che qualcosa è accaduto, non nel tempo, lento a scorrere, come tutto quello che hai imparato. Ma dall'oggi al domani.
E' quello specchio che hai messo lì: sei andata contro te stessa e i tuoi desideri, le tue paure. Hai smesso di assecondare solo le cose brutte, di te, i timori, i tuoi di sempre. Ti guardi ancora e l'espressione è morbida. Sei sola e non hai paura. Canti le canzoni che hanno accompagnato le tue fatiche, davanti allo specchio. Questa notte non hai fatto l'amore, ma ti sei lasciata guardare dormire da un occhio che ormai esiste sopra, intorno e addosso a te, che ti accompagnerà sempre. Ora non ti importa di farti guardare, sono i misteri delle tue notti che comandano, chiedono di essere svelati e scoperti. Gli odori del corpo, i sorrisi usciti dai sogni, le mani, le tue, che proteggono il tuo essere donna, ora sono più libere; capelli si sciolgono; il tuo cuscino non deve essere un segreto, mai più.
Esiste l'amore, e ritrovarlo la mattina. L'hai capito anche se sei sola. L'hai capito e sei finalmente distesa. Sorridi. Ora potresti, tu, sola, prendere la macchina e farti portare da lei, senza aspettare. L'attesa, cos'è, non vuoi nemmeno pensare a cos'è, cos'era, cos'è stata. Tu oggi partiresti e andresti lontano. Lei ti porterebbe al mare, a quel mare che conosci bene. Ti ritroveresti ancora là, e con una moneta cercheresti di far funzionare quel vecchio juke box, quella canzone che amavi, che sembrava uscire dal mare e investirti di schiuma, di sale.
Aspetteresti poco, il tempo di una canzone, e passerebbe in fretta, perché saresti tu a cantarla. Lo troveresti là, il ragazzo bello e triste, quello che non hai mai amato, lui che non ti ha mai fatto tremare. Quello che ti ricordi ora, così vicino a te e al tuo mondo, troppo distanti dalla vita allora, sareste vicini alla vita adesso, pieni, di lei. Al mare, lo porteresti al mare, fuori da quella stanza, e non dietro quelle cabine. Forse nel mare, tra le sue onde. Gli chiederesti una mattina soltanto. Non riuscireste oggi ad aspettare. Lui ti guarderebbe dormire. Andresti via, al mattino, via da lui, morbida, perché non lo hai mai amato. Felice di avere la vita, la tua, la sua, nelle mani. Nelle tue, nelle sue mani. Lontani impossibili, ma insieme. Sarebbe facile oggi trovarsi, al mare.

di Chiara Biraghi
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