L’eco di uno stretto passaggio in un piccolo paesino di mare alla fine del
secolo scorso, Brighton accesa di mille colori, in attesa di affondare nel
passato e risvegliarsi all’alba del nuovo millennio… rincorro strade di mercato
impervie ed anguste, mute bancarelle si accostano, poggiandosi sul mio sguardo,
un soffio di gelido vento e poi di nuovo brillano luci e mercanti, giocolieri
ed affabulatori, nomadi e mercantieri, nessuna disputa, nessuna voce al di
sopra delle righe, mi trovo qui, semplice complice di uno squarcio di ordinaria
esistenza… e quell’odore acre, spiazzante emanato da giganteschi mazzi di
fiori, accanto all’Abbazia di Saint Ashbury, cosi’ tagliente e spossante nella
sua armonia e bellezza visiva…
Vorrei che tutto questo venisse tramutato in un immenso, abbagliante quadro
dalla svenevole bellezza impressionista; proseguo il mio irregolare cammino,
mano nella mano con i miei errabondi, vacui ripensamenti di folle anarchico
incolpevolmente schiavo di se stesso, soppresso dalla pazzia. Ora, breve frammento
temporare: uno stupido pianto di nevrotica frenesia davanti allo specchio,
specchio graffiato dalla follia di antica donna "martirizzata",
assassinata dai mille amori falciati, sepolta dalla disillusione e ricoperta
di rimpianto, quel corpo dalla intatta bellezza solcato dalle cicatrici della
gelosia, fuoco alto, imperioso, distruttivo, simbolo di efferato nichilismo
e ingorda cupidigia. Sporche, sgradevolmente dissonanti note di chitarra piangono
un lamento-Blues di antica memoria, strizzano, lanciano strali strazianti,
si contorcono, si smarriscono e si ritrovano senza che nessuno se ne accorga,
mentre una giovane vergine viene assalita nel bosco del peccato da un maniaco
sulla soglia del "bordo pericoloso".
Gli assoli del folle guitar-hero vengono rovesciati sull’intontito, barcollante
ed estatico pubblico, con la stessa, trucida potenza di lame di coltello vengono
"dirette" con insospettato taglio registico sul corpo della giovane,
nuda ragazza. Lei comincia a strillare, ma nessuno sente, mentre la chitarra
vomita il suo dissenso urlando una lacerante, ingovernabile sofferenza… stupro
sul palcoscenico!! E stupro ai piedi di una quercia ora macchiata di acido
sangue. La lama che persiste nel penetrare la pelle innocente di un fiore
appena sbocciato… ed ora immediatamente appassito, morente, la chioma rosso-dorata
che pende sulle radici dell’albero, involontario testimone di quel pianto
straziato soffocato in pochi secondi dalla glaciale indifferenza di un uomo
che mai ha osato amare ma che ha sempre saputo, con la medesima abilita’,
stroncare i sentimenti altrui.
Glaciale, come la lama affondata nelle vene della giovane vittima, il sangue
dilapidato sembra mescolarsi con compatto orrore ai fili di erba illuminati
dai filtri solari, creando un inedito, sconcertante contrasto tra due antitetiche
visioni.
Il concerto e’ terminato, ogni strumento e’ stato sacrificato in nome dello
spettacolo; il pubblico ampiamente sfamato ed ora traboccante di lisergia
non ancora del tutto diluita, si lancia verso i propri Dei da venerare, e
presto il sudore si mescola al tumulto della folla vociante incapace di trovare
uno sbocco verso l’uscita. Panico. I cocci della chitarra cinicamente stuprata,
graffiata perpetuamente con il plettro d’acciaio, giace ridotta in briciole
sul palco, defunta, dimenticata, e presto sostituita. Altro non rimarra’ che
una tenue, fioca luce volta ad illuminare, piangente, l’ultima, rabberciata
corda chiaramente visibile, cosi’ maledettamente raggomitolata su se stessa,
prima che sopraggiunga una spettrale, soffocante, raccappricciante, inedita,
definitiva oscurita’.
di Telemaco Pepe
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