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Sixteen
Horsepower - FOLKLORE A
volte la copertina di un album, o il suo titolo, dicono già molto sul
suo contenuto, sulle atmosfere che si respireranno una volta aperto
questo mondo. In questo caso il minimalismo di questa bicromia sintetizza
perfettamente l'essenza di questo lavoro. Nero come un cielo coperto
di nuvole pesanti, nero come l'ombra di Nick Cave and the Bad Seeds,
o come le ombre che possono abitare dentro di noi. Bianco e nero come
un film di altri tempi, magari su una vecchia storia di vita rurale
americana. |
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"Horse Head Fiddle", un adattamento di un traditional di Tuva,
sintetizza ed esprime al meglio l'atmosfera spettrale che pervade l'album,
qui esasperata dai cupi cori, dalla voce lamentosa e dalla strumentazione
ridotta al minimo, come una preghiera, dolorante e sommessa recitata
nella solitudine di un deserto, forse nella solitudine degli uomini
su questo mondo. Così il messaggio di salvezza e di redenzione,
già frequente nelle tematiche di David Eugene Edwards, continua,
più pesante, in "Sinnerman", che da monito angosciante
assume via via un ritmo più sostenuto, una cavalcata per fuggire
dal peccato. Splendida e struggente anche "Flutter", che si
fa ammirare per l'essenzialità della melodia addolcita dal piano,
per le bellissime immagini poetiche della lirica ("I hear the sound,
the sound she's left me..."), qui esaltate al meglio dalla forza
interpretativa del cantato. Stefania Montanari |
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