Various Artists - TOUCH MY HEART: A TRIBUTE TO JOHNNY PAYCHECK
2004, Sugar Hill Records

Prodotto dal cantautore Robbie Fulks che deve aver fatto pace con Music City dopo aver scritto qualche anno fa "Fuck This Town", proprio riferendosi a Nashville, questo "Touch My Heart" è uno dei più bei tributi usciti negli ultimi anni e, come suggerisce il titolo, è un disco che toccherà il cuore di chi ama la musica di Johnny Paycheck ma emozionerà anche chi non è molto familiare con l'opera di questo fuorilegge.
Il cd risulta storicamente molto ben confezionato con gli immancabili successi di Johnny degli anni 70, il suo periodo d'oro, ma anche qualche brano meno noto del periodo Little Darlin', la casa discografica che negli anni 60 presentò al mondo le buie radici honky tonk di Paycheck.
La squadra di artisti ingaggiati è abbastanza varia con un gruppo di artisti relativamente giovani e stilisticamente piuttosto lontani dalla musica di Johnny a far coppia con un altro gruppo ben più vicino al movimento Outlaw di cui Johnny fu un portabandiera, artisti del calibro di Buck Owens, George Jones, Bobby Bare, Mavis Staples e il pedal steeler Lloyd Green. Tutti azzeccati gli abbinamenti tra gli artisti e le canzoni.
Inizia Neko Case con "If I'm Gonna Sink (I Might As Well Go To The Bottom)", un inno del gomito alzato, una di quelle honky tonk, di quelle drinkin' song da leggenda che Neko canta con la freschezza di una giovane Dolly Parton.
Di tutt'altro stampo il brano seguente, la famosissima "Someone To Give My Love To", un brano da festa di San Valentino cantata qui da Al Anderson. Marshall Crenshaw con "I'm Barely Hangin' On To Me" è forse l'unico artista fuori luogo. Certo il brano è bello, come tutti i brani di Johnny Paycheck, ma la voce di Marshall convince poco.
Tutt'altra storia per "Shakin' The Blues" dove le voci magiche di Robbie Fulks ma soprattutto della grande Gail Davies fanno dimenticare in fretta il brano precedente. Il figlio di Gail, Chris Scruggs, in forza ai BR5-49, contribuisce non poco a creare un'atmosfera fifties.
Uno dei brani più registrati qui presenti, "She's All I Got", inciso anche da Tanya Tucker e Tracy Byrd, viene magicamente interpretato dall'ex datore di lavoro di Paycheck, George Jones, che qui dimostra perché qualcuno lo considera il più grande cantante Country vivente.
La title track viene qui trasformata in una canzone perfetta da suonare e cantare in chiesa dall'artista gospel Mavis Staples mentre intelligentemente "I'm The Only Hell My Mama Ever Raised" viene consegnata a Hank Williams III che con l'aiuto di un altro BR5-49, Don Herron, fa un figurone.
Ancora puro honky tonk grazie a Jim Lauderdale e alla sua versione di "I Want You To Know" mentre si sconfina nel Rock-Blues (non poteva essere altrimenti) con "11 Months And 29 Days" cantata da Dave Alvin con l'aiuto di un altro grande chitarrista, Kenny Vaughan.
Un altro leggendario successo di Paycheck, "Apartment # 9", viene qui cantato da uno stanco Johnny Bush che per stile e voce è quello che più ricorda il periodo d'oro di Paycheck.
Billy Yates con "The Lovin' Machine" è la sorpresa più positiva di tutto il disco. Non certo una superstar, Billy interpreta il brano con grinta e grazie al supporto dei grandi musicisti presenti, il brano risulterà al tempo stesso il più scatenato e il più coinvolgente della raccolta.
Vale la pena quindi nominare i musicisti della house Band che accompagnano ogni artista qui presente: Red Volkaert alla chitarra, Dennis Crouch al basso, Lloyd Green alla pedal, Hank Singer al violino e mandolino, Gerald Dowd alla batteria e Joe Terry al piano. Niente male, vero?
Bobby Bare, che scrisse "Motel Time Again", lascia al figlio Bobby Jr. l'onore di cantarla in questo disco e direi che il ragazzo ha reso il papà orgoglioso.
L'inizio un po' alla Patsy Cline di "A Man That's Satisfied" viene spazzato via dopo pochi secondi dalla solita, bellissima pedal di Lloyd Green. Mike Ireland la canta stupendamente e la rende uno dei pezzi più belli vocalmente di tutto il disco.
Ero convinto che Robbie Fulks, in qualità di produttore, avrebbe tenuto per se il brano più celebre di tutta la discografia di Johnny Paycheck, "Take This Job And Shove It", e invece ha messo insieme una squadra di altissimo livello per cantare questo successo: Bobby Bare, Radney Foster, Buck Owens e Jeff Tweedy dei Wilco. I quattro fanno un ottimo lavoro supportati da un grande Red Volkaert alla chitarra.
Per chiudere il cd e salutare l'artista scomparso serviva un pezzo ad effetto e Robbie Fulks ha fatto centro scegliendo la bellissima ma triste e melanconica "Old Violin", cantata alla grande da Larry Cordle.
Spesso negli album tributo vi viene voglia di saltare qualche pezzo dopo aver ascoltato le prime note. Questo non succede con "Touch My Heart", una splendida raccolta con 16 brani tutti bellissimi e una squadra di artisti dei quali Johnny Paycheck sarebbe fiero.


Roberto Campovecchi



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