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Alan
Jackson - DRIVE
Arista
Nashville
Quante
volte sarà capitato a chi, come me, ascolta musica Country da
quasi trent’anni di leggere nelle recensioni dei dischi Country in uscita
le dichiarazioni dell’autore che lo definiscono ‘il disco più
Country che abbia mai inciso’.
Nel
99% dei casi è una bufala. Ascoltate cronologicamente i dischi
degli artisti Country di maggior successo e non vi sarà difficile
scoprire che ad ogni uscita di Country ce n’è sempre di meno,
a volte per niente come è successo per l’ultimo lavoro di Faith
Hill o dei Lonestar o di Jo Dee Messina, tre albums comunque che hanno
raggiunto la vetta delle classifiche degli albums Country di Billboard.
Perché
accade questo? Io
credo che accada perché il popolo che ascolta musica Country
si affeziona morbosamente a chiunque incida almeno un disco Country
nella propria carriera. Un
esempio lampante potrebbe essere quello di Kenny Rogers che dopo una
carriera nel pop-rock con i First Edition, ha inciso una mezza dozzina
di dischi Country per poi inciderne una ventina che di Country avevano
ben poco ma pur rimanendo uno degli artisti più amati dal pubblico
Country.
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Alan
Jackson invece è uno dei pochi artisti rimasti fedeli ai suoni
tradizionali della Country Music e il suo nuovo fantastico lavoro ‘Drive’
è forse il più tradizionale di tutta la sua discografia
ad eccezione di ‘Under The Influence’ che era comunque un album di covers
di successi Country degli ultimi quarant’anni.
Dopo
lo straordinario successo di ‘Murder On Music Row’ (un duetto con George
Strait nel quale i nostri due eroi accusano l’industria discografica
di Nashville, che ha sede appunto nel quartiere denominato Music Row,
di avere ucciso il tradizionale sound con pedal steel guitars e violini
a favore di più commerciali batterie e chitarre distorte), Alan
ha invitato la star Texana a duettare ancora una volta con lui nel brano
‘Designated Drinker’, uno splendido brano che manderà in brodo
di giuggiole gli amanti del Two-Step.
Ballabilissima
anche la bellissima title track che apre l’album, seguita da una dolcissima
‘A Little Bit Bluer Than That", un brano che avevo già ascoltato
dall’autrice Irene Kelley.
Ogni
brano meriterebbe una citazione, ma chiudiamo con quello che forse è
il meno bello dal punto di vista melodico ma con un testo che non poteva
non emozionare tutti gli Americani e i non Americani che masticano un
po’ l’Inglese: "Where Were You(When The World Stopped Turning)"
(in italiano: Dov’eri quando il mondo si è fermato?) è
un tributo alle vittime dell’attacco terroristico dell’11 Settembre
scorso.
Sappiamo
tutti quanto gli Americani siano attaccati al loro paese e così
la canzone è diventata la più richiesta in tutte le stazioni
radio Country del paese, catapultando il brano in vetta alle classifiche
dei singoli.
L’album
si chiude con la versione live di "Where Were You" registrata
alla 35esima edizione degli Awards della Country Music Association a
Nashville.
Roberto
Campovecchi
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