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Arab
Strap – MONDAY AT THE HUG AND PINT La mia vicenda con l’ultima fatica degli Arab Strap potrebbe essere paragonata alla storia di Salim (se non sbaglio, credo di averla letta su un diario realizzato da una comunità di recupero). Salim era un giovane pescatore che viveva sulle rive del fiume Gange. Un giorno, mentre tornava da una pesca poco proficua, si mise a pensare a cosa avrebbe fatto se fosse stato ricco. Dopo aver percorso qualche chilometro di strada, il suo piede calpestò un sacchetto che conteneva qualcosa di simile a sassolini. Senza prestare particolare attenzione, lo raccolse e cominciò a gettare i sassolini nel fiume con lo sguardo perso nel vuoto e una speranza nel cuore. Lanciò un primo sasso, poi un secondo e così di seguito. Tra un tiro e l’altro immaginava una casa migliore, un posto migliore, una vita migliore insomma.Giunto all’ultimo sasso, lo prese e lo rigirò tra le dita, l’osservò attentamente e si accorse, con immenso rammarico, che quel sasso era una pietra preziosa.Qualcosa di analogo è accaduto ascoltando "Monday At The Hug And Pint", con conseguenze meno sciagurate e con un epilogo di certo recuperabile (stiamo pur sempre parlando di musica!). |
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Ero convinto che il duo scozzese, Aidan Moffat & Malcom Middleton, difficilmente
avrebbe concepito un altro disco di valore dopo l’ultimo trascorso "The
Red Thread" (2001) e, appunto per questo, avevo accolto la notizia
del nuovo progetto con poco entusiasmo e scarsa partecipazione; non
avevo alcuna intenzione di prestarmi all’ascolto. Allo stesso modo di
Salim stavo cercando, altrove e non so dove, una felicità che invece
era a portata di mano. La scoperta di quest’album ha fatto brillare
i miei occhi, trasformando uno sbadiglio in un sorriso. |
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