Peter Astor - SUBMARINE
1990, Creation Records

Che dire! Quest'uomo mi ha sempre affascinato, intrigato, coinvolto. Un po' mi incuriosiva la tenacia di Alan McGee (e chi ha amato il coraggio primordiale della Creation sa cosa voglio dire) nell'offrirgli stimoli e possibilità; un po' mi piaceva quell'attitudine indie che spuntava con passione nel cercare di tracciare nuove coordinate per il pop, distanti dai suoni un po' troppo devastati e privi di emozioni che a quel tempo pervadevano l'Inghilterra.
Lui non urlava, non sommergeva le sue canzoni con tonnellate di suono; lui era sottotono per definizione, obliquo e trasversale. Famoso per aver guidato i Loft e poi i Weather Prophets, pop band sfortunate e presto seppellite, forse troppo prevedibili, Pete è ora tornato alla ribalta, direi alla grande, sotto il nomignolo di The Wisdom Of Harry. Io lo aspettavo, giuro, sapevo che sarebbe tornato a fare grande musica.

Submarine è quello che nel gergo si chiama un disco dimenticato, dimenticato forse anche da Pete stesso; in realtà è un disco da rivalutare e che già mostra quel pizzico di saggezza poi esplosa dieci anni più tardi con Harry. Forse la saggezza di misurarsi da solo, lontano dalle costrizioni di una band inscatolata e ingabbiata in un genere definito, forse quella di dare alla propria creatività tutto il tempo necessario per potersi esprimere. Lontano dalle aspettative. A suo modo già maturo nella fase compositiva, il disco contiene vere e proprie splendide canzoni, per chi ama il genere. Provate a farvi entrare nella pelle l'indolenza di Your Sun Leaves The Sky, che con quel suo emergere notturno sembra una seducente creatura mostruosa che vaga indifferente. Oppure provate a grattare sotto l'involucro pop di Holy Road, penetratene l'essenza e ditemi se non vi ritroverete dalle parti di un polveroso villaggio da Far West, magari spaesati, come lo sarebbero un gruppo di amici vegetariani capitati chissà come a una grigliata. O ancora lasciatevi andare alle immagini delicate di Emblem pensando a dove sarebbero potuti arrivare i Velvet Underground se avessero amato le morbidezze. E poi gustatevi la chicca On Top Above The Driver, leggera come un fiocco di neve rimasto sospeso per trent'anni. Che dire! Quest'uomo la musica ce l'ha sempre avuta nel sangue, senza clamori. Bastava solamente tenerlo d'occhio, dargli tempo e aspettare con pazienza. Non si fa così anche con il whiskey del Tennesse?

Pier Angelo Cantù


torna all'elenco
 
collegamento ad un sito sull'artista