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Beck - SEA CHANGE Il concetto è chiaro a tutti: BECK HANSEN è un’artista dalle innumerevoli sfaccettature e dalle infinite risorse. Ogni sua realizzazione, anche la meno felice (ascolta “Midnite Vultures”), ha sempre ripercorso, con fine abilità e affascinante stravaganza, quei tracciati sonori e culturali scavati nei nostri cuori di eterni e scanzonati loser. Da “Mellow Gold” a “Midnite Vultures”, le composizioni di questo personaggio si sono sempre nutrite di una evidente bramosia musicale, attingendo a piene mani da quel calderone chiamato “Rock” (nella sua accezione più ampia). Questa smania, così immediata e incosciente, ha condotto Beck a tracimazioni sonore di fine qualità che potremmo definire: post-folk, country-rock, garage-rock, hip-hop, funk, pop e beat elettronico. Ora arriva questo nuovo album dal titolo SEA CHANGE e, sia pure in maniera diversa, il piccolo maestro riesce a stupirci ancora. I suoi “arnesi” questa volta forgiano un disco di ineluttabile omogeneità basato su letture metriche discrete e puntuali, su strutture musicali uniformi e persuase da strumenti ad arco ottimamente arrangiati. |
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Le atmosfere create sono dichiaratament-e velate di malinconia e, talvolta, colorate da piacevoli sottofondi di stampo elettronico. Ogni canzone di questo disco s’insinua tra le pieghe del cuore, a partire da “The Golden Age” fino a giungere a “Side of the Road”, passando per “Guess I’m Doing Fine”, languida ballata di reminiscenze folk e country, e “Round the bend" in cui aleggia, più che mai, lo spirito di Nick Drake. SEA CHANGE è il frutto dell’amore e della rabbia sopita, e ho quasi l’impressione che con questo disco BECK si sia ritagliato un posto, ben preciso, nella nuova tradizione musicale d’America (Pop e Rock). Questo è un lavoro che a modo suo riesce a trasmettere piacevoli vibrazioni epidermiche e tanto basta per annoverarlo tra i miei dischi preferiti. |
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