Mike Blakely - IN THE DUST
2001 - Swing Rider Records

Hot Country Albums, Hot Country Singles & Tracks. Questi sono i nomi delle due classifiche Country di Billboard, quella degli albums e quella dei singoli. Pochi sanno che alcuni decenni addietro la classifica era denominata "Country & Western". Col passare degli anni l’industria di Nashville si è mostrata sempre meno interessata alla musica dei cowboys, all’immagine romantica della musica da suonare e cantare intorno al fuoco oppure sulla veranda di un ranch. Così poco interessata da eliminare la parola "Western" dalla classifica. E proprio nel West, in stati quali il Montana e il Wyoming a nord e giù fino all’Arizona e al Texas, sono numerosissimi gli artisti che tengono viva l’immagine del cowboy (e a volte della cowgirl) che scrive e canta canzoni. Uno di questi è sicuramente Mike Blakely, texano purosangue, che da poco ha inciso il suo terzo album "In The Dust".

Mike è un grandissimo autore, e non solo di canzoni. Nato e cresciuto nell’area di Austin, dove ancora vive e alleva cavalli, si è laureato in giornalismo all’Università del Texas. La Cosa allora non sorprese nessuno perché già quand’era un teenager Mike scriveva canzoni e suonava la chitarra.
Dopo la laurea Mike inizia a scrivere articoli, molti dei quali di carattere storico, per diverse riviste e a 29 anni pubblica il suo primo romanzo. Ad oggi Mike ha scritto una dozzina di romanzi e un paio di libri sulla storia del Texas, vincendo importanti riconoscimenti e diventando uno dei più apprezzati autori dello stato. Trasferitosi a Marble Falls, TX conosce Larry Nye e Donnie Price e forma il trio Mike Blakely Y Los Yahoos. Da allora i tre amici sono inseparabili e hanno suonato in tutto il mondo (Italia compresa).
Dopo aver inciso due albums decisamente Western, Mike tentò di piazzare le sue canzoni a Nashville, ma deluso dalle nuove tendenze, tornò nel Texas deciso a scrivere e suonare solo per se stesso e i suoi fans. Ciò nonostante alcuni suoi brani sono stati registrati da grandi artisti quali Flaco Jimenez dei Texas Tornados, Raul Malo dei Mavericks, Gary P. Nunn e Johnny Rodriguez.
Nel suo terzo lavoro "In The Dust" Mike ha allargato un po’ i suoi orizzonti musicali restando però sempre molto fedele alla tradizione e mai avvicinandosi alle commerciali tendenze Nashvilliane. In "In The Dust" infatti non troviamo solo le melanconiche melodie tipiche della musica del cowboy e così frequenti nei suoi due precedenti lavori (anche questi ottimi dischi), ma anche splendide ballate, brani honky tonk e qua e là qualche traccia di Rock e Swing.
Decisamente un album notevole con grandissime canzoni, tutte o quasi meritevoli di menzione. Il cd si apre con la title track, una storia d’amore, ma dal testo originalissimo uscito dalla penna geniale di Mike, come del resto tutte le altre canzoni dell’album.
Il cd continua con "Mejor Que Nada", brano bilingue e profumo di Messico. "Brand New Pick-‘Em-Up" è più Rock che Country e a me ricorda molto "I Feel Lucky" di Mary Chapin Carpenter. Splendida dall’inizio alla fine "The Night Train And The Moon" dove Mike disegna splendide melodie nella notte con il mandolino, nella notte dove il treno di mezzanotte incontra la luna.
Poi c’è la ballabilissima "Wildflower Girl" che arrangiata potrebbe diventare uno splendido brano Bluegrass, ma a me piace molto anche in questa versione. Simpaticissima poi "White Trash In Love", la storia di due innamorati poveri in canna ai quali però nessuno può impedire di godersi il Venerdì notte in un honky tonk. E’ una gustosissima ballata che vedrei bene anche in un qualsiasi disco di Hank Williams Jr.
Si arriva così al brano più scatenato dell’album, "Scootin’ Boot Leather", una storia di cowboys e cowgirls, di birra e di saloons, di two-step e di pick-ups, insomma una situazione alla Urban Cowboy e il brano che segue, "Let ‘Em Dance Around Us", sarebbe stato perfetto proprio per la colonna sonora di "Urban Cowboy". E’ un brano lento, dolcissimo, che parla manco a dirlo di due innamorati che, come John Travolta e Debra Winger nella storica pellicola, ballano un lento avvinghiati l’uno all’altra al centro della pista, nonostante il pezzo che la Band sta suonando sia tutt’altro che lento, infischiandosene degli altri ballerini che sfrecciano intorno a loro a velocità supersoniche. "Lascia che ballino intorno a noi" (Let ‘em dance around us, appunto).
"In The Dust" è forse un po’ povero di arrangiamenti, ma è chiaramente una scelta di Mike che io condivido e rispetto. Vi consiglio caldamente di procurarvi questo disco scrivendo direttamente a Mike al suo sito internet: www.mikeblakely.com

Roberto Campovecchi


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