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Blur
- THINK TANK Da precursori del Brit-Pop a truffatori di questo genere. La band d’oltremanica, in più di dieci anni di attività, ha raccolto le opinioni più disparate, sapendo unire e dividere una certa critica specializzata. Contrasti d’opinione e amletici dubbi coincidenti con la scalata della formazione britannica ai vertici delle classifiche. Ad essere sincero anch’io mi sono trovato di fronte a indecise valutazioni. Il motivo principale è che sono poco avvezzo a questo genere: il pop, nella sua asserzione più generale, serve solo a trastullarmi nei momenti di mestizia. La musica dei Blur, benché ricca di nobili riferimenti britannici (Kinks…) e, negli ultimi lavori, anche di una certa attitudine rumorista e alternativa, tende a crogiolarsi a causa della sua natura “modaiola”. Non posso, però, sottovalutare la valenza di tale fermento culturale. Quando mi ritrovo a discutere di Brit Pop mi rendo conto che sono poche le formazioni che hanno saputo coinvolgermi emotivamente, tra queste ci sono sicuramente The La’s e The Stone Roses. |
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I Blur fanno capolino nel mio lettore, spesso e volentieri, con 13. Il lavoro del 1999 si presentava e si presenta tuttora, nonostante la zuccherina Coffee & Tv, come fatica piacevolmente interessante, forse per quel suo senso apertamente psichedelico e piacevolmente rock. Ora con Think tank mi accorgo di essere davanti ad un lavoro che assurge nella sua interezza ad un Elettro Beat Visionario e Demodé. Definizione senza pretese e, sicuramente, azzardata ma provate ad ascoltare questo disco e ditemi, in una parola, come definireste questa parte di stile del filone Brit Pop. Del resto il mio maestro ha sempre detto che la musica è un po’come il calcio: ognuno ha un’opinione. Assioma, mai come in questo caso, azzeccato. Think Tank segue la strada tracciata da 13 cospargendosi, avidamente, di copiosi battiti elettronici (vedi anche Gorillaz). Le modulazioni ritmiche e le rimbombanti misture sonore si avvertono immediatamente con Ambulance e Crazy Beat, l’ultima decisamente hard-pop. Ci sono, poi, strambe canzoncine, come My White Noise (hidden) e Caravan, farcite di balzani effetti strumentali; impulsi smaccatamente dance, ascolta Batter in Your Leg; una fulminea e funesta We’ve Got a File On You di forma orientale e punk; la psicopatica Jets che sul calare sfocia in armonie jazz (notare l’assonanza!); la festaiola e sbarazzina Morrocan Peoples Revolutionary che scuote, moderatamente, i sensi e il corpo; Brothers and Sisters composizione in pieno stile Beck(iano). Arrivo ad una conclusione in quanto stremato dall’ascolto, evitando così di commentare i brani restanti: Think Thank è un disco che può essere ascoltato anche distrattamente. Sono convinto, quindi, che nei momenti d’uggia rientrerà tra quelli più “gettonati”! |
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