Brooks & Dunn - STEERS AND STRIPES
2001, BMG/Arista Nashville

Con questo loro settimo lavoro discografico (escludendo eventuali raccolte e cd natalizi), Brooks & Dunn celebrano il loro decennale. 10 anni sempre ad altissimo livello, basti pensare che per 9 volte su 10 sono stati premiati dalla Country Music Association ‘Duo Vocale dell’Anno’. In dieci anni forse è la Band che si è meno evoluta di tutto il circuito Country. Il loro stile non è molto cambiato rispetto ai primissimi albums, sempre molto ballabili e piuttosto commerciali ma senza mai sconfinare nelle tanto odiose contaminazioni pop e dance. Qualcosa di diverso lo hanno sempre cercato piuttosto negli arrangiamenti e nella produzione, ma visto il non straordinario successo del loro penultimo album "Tight Rope", questa volta hanno deciso di affidarsi ad un navigato produttore, ma con il quale non avevano mai lavorato prima: Mark Wright che già aveva lavorato con Lee Ann Womack e Mark Chesnutt, due artisti che piacciono molto al duo Brooks & Dunn.

Copertina molto patriottica con la bandiera Americana che campeggia dietro le teste dei due artisti e apertura di cd grintosissima con il brano "Only In America", che non smentisce la sensazione che si era avuta guardando la copertina. Un disco questo sapientemente vario, anche se un po’ meno Country dei primissimi albums.
Sicuramente decisivo l’apporto di Mark Wright che cura la selezione dei brani, alcuni dei quali ottimamente piazzati in classifica come ad esempio "Only In America", "Ain’t Nothing ‘Bout You" e "The Long Goodbye". Il Produttore è riuscito a far coesistere le influenze Eaglesiane di Brooks & Dunn con l’anima ribelle dei loro brani originali, in particolar modo con le ballate di Ronnie Dunn.
Come sempre, i due contribuiscono in modo rilevante con pezzi originali, in questo cd sono sei i brani scritti dall’uno o dall’altro, ma di grande rilievo anche gli altri autori: David Lee Murphy, Kim Richey, Shawn Camp, Terry McBride e, con mia grande sorpresa, Ronan Keating che fino ad ora avevo sentito solo cantare covers ("When You Say Nothing At All" e "If Tomorrow Never Comes").
Cd forse meno trascinante dei precedenti ma sicuramente molto ben prodotto con i fantasmi del Rock anni ’70 a braccetto con l’Honky Tonk dalle influenze Rock degli anni ’80. C’è pure un po’ di calypso in "Deny, Deny, Deny" e un po’ di chitarra alla Santana in "My Heart Is Lost To You", ma per fortuna le influenze spagnole della canzone ricordano più Marty Robbins che non Ricky Martin.
Un disco discreto senza infamia né lode che mi lascia con il sospetto che ogni canzone di Brooks & Dunn sia studiata in modo da essere perfetta se suonata dal vivo in una grande arena.

Roberto Campovecchi


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