Butterfly Jones - NAPALM SPRINGS
2001, Vanguard

Il disco si apre con la title track, un pop rock di ottima fattura, gustoso e autorevole, anche se un po’ per tutte le stagioni e che potrebbe andare in qualsiasi direzione. Quella intrapresa è di stampo chitarristico, con tanto di assolo lisergico e arpeggio psichedelico (con un po’ di sforzo e un background bertoncelliano ce lo possiamo pure immaginare questo scenario di primavere al napalm).
I Butterfly Jones sono la band di Michael Gurley, che coproduce il disco con Scott Gordon (Alanis Morrisette, Aerosmith e Ringo Starr) e che si dichiara influenzato da Simon & Garfunkel (non ne troverete traccia), da Jimy Hendrix e dai Beatles, cioè, come diceva Woody Allen a proposito di Dio, "a qualcuno bisognerà pure ispirarsi". L’impatto duro e le chitarre crude sono una validissima costante, le melodie vocali fanno capolino ben confezionate (ottime in "Anywhere But Now"). Forse la pecca sta proprio qui, nel suono pulito e patinato, senza sbavature o virate improvvise. La prevedibilità quindi ci insegue, per forza di cose, per tutti i cinquantadue minuti del disco, basta avere dalla nostra un ottimo scaffale di vinili degli ultimi venticinque anni o aver prestato ascolto, pur distrattamente, agli ultimi singoli di Aerosmith e Bon Jovi, anche se, a onor del vero, il livello qui è decisamente più elevato rispetto ai due citati.

L’apertura e i riverberi sonori di "Alright" mantengono alta la media (se tale e quale fosse fatta da Vasco Rossi, venderebbe milionate di copie), così come il mood della beatlesiana "Are We In Love Again", che precede l’ottima "Wonder" una ballata che sembra invece essere stata tenuta a bagno maria in un disco di hit degli Stones tardo anni sessanta, mentre l’intro di "Sunshine And Ectstasy " chiama in causa perfino i Beach Boys. In definitiva non è un disco che fa gridare al miracolo ma che porteremmo volentieri con noi in macchina, dovendo fare un lungo e piacevole viaggio.

Pier Angelo Cantù


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