Kenny Chesney - NO SHOES, NO SHIRT, NO PROBLEMS

Da quando Kenny Chesney è divenuto famoso ho fatto di tutto per cercare di capire quali fossero le qualità di questo piccolo ragazzo pelato delle campagne del Tennessee, ma le mie conclusioni non erano del tutto positive. Pur riconoscendo che Kenny ha una bellissima voce, non mi hanno mai convinto le sue canzoni: alcune carine, ma altre, troppe, abbastanza discutibili. Secondo il mio modestissimo parere era un artista decisamente sopravvalutato.
Mi devo in parte ricredere ascoltando questo suo nuovo lavoro dove ancora c’è qualche canzone che non può essere definita "un capolavoro", ma a mio avviso questo è il lavoro migliore di Kenny che finalmente dimostra di avere buon gusto nel scegliere i brani e mischiando sapientemente quelli che sono i suoi gusti personali con quelli del pubblico.

Molto Country in questo cd e qualche spruzzata di pop in un paio di brani che ricordano molto lo stile del suo grande amico Tim McGraw; Kenny canta molto meglio però.
Credo che gran parte del successo di Kenny sia derivato dalla sua geniale intuizione di registrare un paio d’anni fa "Touchdown Tennessee" proprio mentre i Tennessee Volunteers, la squadra di football universitario di Nashville raggiungeva la finale nazionale. Fino all’uscita di "Touchdown Tennessee" tutte le radio di Nashville, Country e non, facevano passare "Rocky Top" che era in pratica la canzone manifesto per i fans dei Volunteers, ma venne poi sostituita dalla canzone di Kenny che di tanto in tanto ospita pezzi di radiocronache di quando, tanti anni prima, i Volunteers erano una grande squadra.
Ho avuto la fortuna di trovarmi al Wildhorse di Nashville proprio la sera della finale che venne proiettata su schermo gigante e spesso veniva tolto l’audio per far ascoltare "Rocky Top" e "Touchdown Tennessee". I Volunteers vinsero il campionato e molti fans della squadra di football elessero la canzone di Kenny a portafortuna, portando in verità molta fortuna a Kenny che intanto si gonfiava le tasche di dollari.
Ma torniamo ad oggi con questo bel disco che legittima in un certo senso il successo che Kenny ha avuto finora ma che forse non si era meritato. Alcuni brani meritano una citazione come ad esempio "Young" che sta andando fortissimo nella classifica dei singoli, poi alcuni brani di puro Southern Country come "Live Those Songs", ma forse la più bella di tutte è la title track con un bel intro acustico che ricorda da vicino la celeberrima "I Can Help" di Billy Swan.
Non ci sono autentici capolavori in questo disco ma tante piacevoli canzoni. Speriamo che il prossimo album di Kenny prosegua in questa direzione.

Roberto Campovecchi


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