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Coldplay
- A RUSH OF BLOOD TO THE HEAD Un
bravo recensore non dovrebbe utilizzare la solita tirata del "secondo
difficile disco", ma dopo il botto dell’esordio non si può
parlare di "A Rush Of Blood To The Head", il nuovo dei Coldplay,
senza ritornare a Parachutes. |
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Nel
nuovo lavoro troviamo sì tutti gli ingredienti del primo disco,
ma l’elaborazione del prodotto questa volta è molto più
matura: l’adolescenza giovanile è alle spalle e ora bisogna guardare
al mondo da uomini. I Coldplay rinnovano la magia delle atmosfere di
Parachutes (d’altronde il team è lo stesso), e ci introducono
in un mondo pervaso da una poetica dolente, fragile, a volte struggente,
assolutamente centrata sulla voce di Martin, anch’essa oggi più
"piena" e calda (ascoltate The Scientist e subito pensate
a Bono). Si apre con Politik, per sonorità e contrasti molto
vicina alla Shiver dell’esordio. Appena il tempo di ragionare e subito
i nostri piazzano il pezzo da novanta, quella In My Place che già
dall’estate abbiamo amato. Una canzone che, sono sicuro, troverà
"il suo posto" tra le "indi(e)menticabili", e diventerà
un vero e proprio classico del pop, con quel giro di chitarra tanto
semplice quanto "assassino".
di Giacomo Galli, in anteprima dalla rivista Late For The Sky, n. 60, settembre 2002 |
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