AA.VV. - THE CONCERT FOR NEW YORK CITY
Columbia/Sony

Rispetto a "America: A Tribute To Heroes", l'altro doppio cd commemorativo della tragedia americana dell'11 settembre, si vede già dalla copertina che questo incarna lo spirito di New York e rappresenta il comune sentimento dei cittadini: la volontà di rialzarsi in piedi e di tornare a guardare avanti a testa alta. Anche il sindaco Rudolph Giuliani fu accolto da eroe, quando salì sul palco del Madison Square Garden, dove si teneva il concerto il 20 ottobre 2001, davanti ad un pubblico di ogni colore ed età.
Così anche la squadra di artisti scesa in campo per l'occasione conta membri di diversa provenienza e diversi generi musicali di appartenenza, che possono essere raggruppati in rock classico (americano e inglese) e pop contemporaneo per i più giovani. Tra i primi dobbiamo riconoscere che gli inglesi la fanno da padroni - su tutti gli Who - dimostrando che l'età non li ha affatto indeboliti.

David Bowie apre con una versione di "America" di Simon & Garfunkel poco significativa, per poi riprendersi ampiamente con la sua "Heroes"; seguono i Bon Jovi con tre dei loro classici anche qui in veste acustica (appaiono anche su "America: A Tribute..." con "Livin' On A Prayer"). I Goo Goo Dolls, anch'essi ospiti su entrambi i live, non riescono a brillare né nell'uno né nell'altro, forse per colpa delle cover (qui propongono "American Girl" di Tom Petty). Billy Joel, invece, si distingue in tutti e due i tributi, grazie alle sue intense interpretazioni, questa volta anche di "Miami 2017", mentre uno dei picchi più alti del concerto si raggiunge con il duetto tra Eric Clapton e Buddy Guy che fanno scintille nel proporre un classico blues come "I'm Your Hoochie Coochie Man". Peccato che tra l'esibizione di Billy Joel e quella di Clapton ci fossero le Destiny's Child, anche se, nel loro Gospel Medley, hanno dato una buona prova delle loro doti canore (per cui hanno finalmente dimostrato che possono attirare l'attenzione anche per il loro canto).
Jagger & Richards sono altri due vecchi leoni che non hanno perso la forza, con gli anni, e ci regalano una delle più belle performance del concerto, con "Miss You", che contiene riferimenti a N.Y. e al Central Park, e "Salt Of The Earth", accompagnati dall'Orchestra. Peccato che prima di loro ci fossero i Backstreet Boys (un po' fuori luogo l'accostamento, ma sarebbe stato peggio per loro se avessero cantato dopo gli Stones), che però, in tutta obiettività, si sono comportati abbastanza bene.
Gli Who sono la vera sorpresa - o conferma - forse perché non capita spesso di vederli di nuovo insieme. Cantano tre classici: "Who Are You", "Baba O'Riley" e "Won't Get Fooled Again", alla loro vecchia maniera. Ci mancava solo che Townshend sfasciasse la chitarra a fine esibizione, perché il loro carisma è ancora quello di un tempo, anche se la voce di Daltrey ha perso un po' del suo fascino. Non brilla altrettanto Melissa Etheridge, grintosa ma incerta, così "Born To Run" era meglio nell'originale.
James Taylor mostra, come sempre, la sua classe e John Mellencamp la sua energia, interpretando il suo recente inno di pace e speranza "Peaceful World", decisamente adatta all'occasione. Dopo una manciata di brani, tra cui la discreta "Mona Lisa And Mad Hatters" di Elton John, Paul McCartney chiude il concerto che ha organizzato, omaggiando la memoria dei Beatles con tre brani ("I'm Down", "Yesterday" e "Let It Be" seguita dagli altri artisti in coro) e presentando la canzone scritta apposta per l'evento, "Freedom", che purtroppo non emoziona più di tanto (ma alla fine, sicuramente, il live è stato benefico anche per McCartney, non solo per le famiglie delle vittime).

Stefania Montanari


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