Creed - WEATHERED
Epic/Sony

C'è una certa tendenza nell'aria a voler classificare per forza la musica in generi e a voler scoprire il nuovo qualcuno (il nuovo Dylan, i nuovi Beatles, ecc.). Così ora si parla di ritorno al grunge, grazie alle sonorità di gruppi come i Creed o gli Staind che ricordano quelle diffuse anni fa da Pearl Jam, Nirvana, Soundgarder, Alice In Chains. Può essere, se dobbiamo fare riferimento ad un genere invece di dire che è semplicemente bella musica. Ma ai Creed è toccato anche il paragone con i Pearl Jam - e anche un po' l'accusa di essere loro cloni - a causa della forte somiglianza delle voci dei loro cantanti.
Con questo terzo album, però, i Creed dimostrano in modo chiaro e deciso di possedere una propria forte personalità
e di meritare un posto di rispetto nel panorama del rock contemporaneo.
Già dalla prima traccia, i Creed ci tengono a far vedere chi sono e lo fanno con suoni corposi, ritmi incalzanti, chitarre distorte al punto giusto. Le prime quattro canzoni, infatti, sono le più aggressive, cupe, con evidenti riferimenti all'hard rock anni '70 e spesso arrabbiate anche nei testi.

Tutto l'album sembra molto introspettivo, un segno del raggiungimento di una grande maturità sia artistica che personale, comunque un momento particolare della vita dei Creed e soprattutto del cantante e autore Scott Stapp. Dopo anni passati in giro a suonare, senza fissa dimora e con un successo piombatogli addosso inaspettatamente fin dal primo album, ora i Creed fanno un bilancio e ci parlano di ciò che hanno imparato da queste esperienze, con sincerità e consapevolezza. In particolare, emerge il bisogno di un punto di riferimento, di qualcosa di rassicurante, qualcosa in cui credere. Nel primo brano, "Bullet", Stapp scrive: "All I want is what's real, Something I touch and can feel, I'll hold it close and never let it go, Said why... why do we live life with all this hate inside. I''l give it away 'cause I don't want it no more, please help me find a place, Somewhere far away I'll go and you'll never see me again".
Più avanti l'album assume toni più melodici e sereni, il fuoco si placa ma continua a scaldarci, la voce di Scott, che prima graffiava, ora ci accarezza e ci culla dolcemente, fino a cantarci la ninna nanna alla fine con "Lullaby", in realtà scritta per il suo bambino. Proprio nelle parole di questa canzone sembra che sia contenuta la risposta dei Creed a quello che stavano cercando: "If there's one thing I hope I showed you, Just give love to all... I know there's one thing that you showed me, Just give love to all, Let's give love to all".
L'apparente discontinuità di questo lavoro, diviso a metà tra brani aggressivi e altri più rilassati, non penalizza la bellezza complessiva dell'album, che sembra mostrarci le due facce dei Creed, ovvero l' imprevedibilità di un gruppo in evoluzione.

Stefania Montanari


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