Dakota Suite - MORNING LAKE FOREVER
Houston Party/Glitterhouse/Venus

I discografici volevano (o si aspettavano) un 45 giri, ed invece i Dakota Suite hanno registrato un album, sia pure di durata essenziale (35 minuti). Un album denso e sfaccettato, pur nella sua brevità, che conferma la versatilità del gruppo inglese. La nota dominante di queste nuove 7 canzoni, ed anche quella più intrigante, è la melanconia, profondamente aggrappata al canto timido di Chris Hooson, e svolta attraverso punteggiature pianistiche e di piccoli archi, o in più tranquillizzanti combine di chitarre acustiche ed elettriche, e drum kit minimali. Ne sono buon esempio la trasognata "The Streets Where All I Saw", e la lunga introduttiva "Chapel Rain", ed anche la Bukowskiana "Because I Could Not Wait For Death", ballata cupa e disturbata. Altrove, il disco muove verso territori strumentali, scegliendo direzioni parallele, ma anche allontanandosi verso orizzonti diversi e certamente non contigui. Valga in questo caso l’ascolto della seconda traccia, "Turk 1", brano progressive caratterizzato da una accattivante articolazione di una semplice frase ritmica, unico momento di vigore dell’intero album. Gli altri strumentali invece rientrano, sia pure con diverse angolazioni, nell’alveo della lacustre melanconia cui il titolo della raccolta richiama.

"Your Vigor For Life Appals Me (part 1)" e la conclusiva "About When We Met" sono due quadretti pianistici dal tratteggio minimalista ed aperto al gioco delle suggestioni, mentre Lesseps suona più intrigante e maliziosa, nell’intreccio dei caldi rintocchi di un Fender Rhodes, avvolti dal respiro di un synth e screziati da piccole intrusioni rumoristiche di feedback.

Mauro Eufrosini


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