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Dierks
Bentley - DIERKS BENTLEY Originario
di Phoenix, Arizona, Dierks Bentley si trasferì a Nashville consapevole
che in Music City esiste tanta buona musica da ascoltare e suonare oltre
a quel poco che puoi sentire alla radio e quel poco che Dierks ascoltava
alla radio non era decisamente di suo gradimento. Cominciò a frequentare
i posti leggendari della musica tradizionale e d'autore e tra questi
lo affascinò particolarmente lo Station Inn, la madre chiesa della musica
Bluegrass, dove ogni Domenica sera chiunque entri con uno strumento
in mano può unirsi alla jam session insieme, talvolta, a grandi artisti.
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E' un album di notevole spessore non tanto diverso dal suo precedente, migliore forse solo negli arrangiamenti ma stilisticamente sulla falsariga di "Don't Leave Me In Love". Dierks non è dotato di una splendida voce, bella ma non originale, ma pare perfetta per questo genere di canzoni, 11 su 13 scritte dallo stesso Dierks. Album che apre in modo prepotente con la divertente "What Was I Thinking", un bellissimo Country-Rock che narra dei guai che ti possono capitare se decidi di frequentare una splendida ragazza. Ci sono parecchie canzoni che fanno venir voglia di alzarsi e ballare, ottimi up-tempo come "Forget About You", "How Am I Doin'" con uno splendido inizio voce-chitarra acustica per poi scatenarsi nel più tirato dei Country-Rock e naturalmente "Bartenders, Etc…" dal titolo inequivocabile che già compariva nel suo disco precedente col titolo "Bartenders, Barstools, Barmaids". Puro Honky Tonk che farebbe faville cantata da Mark Chesnutt. Canzoni invece come "Wish It Would Break", "Distant Shore" e "Whiskey Tears" ti fanno venir voglia di bere un goccio e di rimaner solo per un istante. Ancora ottimo Honky Tonk con inevitabili fiddle e pedal-steel in "I Bought The Shoes". La vera ciliegina arriva però in chiusura con uno splendido Bluegrass, "Train Travelin", dove Dierks si avvale della collaborazione della Del McCoury Band. A mio avviso, Dierks è uno dei migliori newcomer dai tempi di Brad Paisley e speriamo che, a differenza di tanti suoi bravi colleghi, lui duri a lungo e possa regalarci altri album così.
Roberto Campovecchi |
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