Early Day Miners - JEFFERSON AT REST
2003, Secretly Canadian

Il piacere di ascoltare del buon rock d'autore, senza che questi smarrisca quel piglio d'attualità, è rinvenibile nelle circospezioni sonore degli Early Day Miners.
La formazione di Bloomington (Indiana) - nata dalle ceneri degli Ativin: Dan Burton, voce e chitarra, e il batterista Rory Leitch sono gli unici reduci di quella prima esperienza - ci consegna, dopo "Placer Found" del 2001 e "Let Us Garlands Bring" del 2002, questo splendido quadro di canzoni dai rimandi slow-core.
L'album è bello davvero e lo si capisce immediatamente con "Wheeling", brano d'apertura dalle torbidezze elettriche, a metà strada tra i Walkabouts e Dinosaur j.r..
Il tempo di far trascorrere una manciata di minuti e c'è subito "New Holland", qui le atmosfere si diradano a favore di una forma canzone, soave e senza tempo, plasmata su percepibili esecuzioni di scuola Slint-iana (meraviglioso, inoltre, il canto a due voci eseguito con Erin Hodchkin).

L'effetto post-rock si avverte un po' ovunque nel disco, ma è la voce di Burton l'elemento essenziale: modulazioni canore che richiamano alla memoria Papa M e Bonnie Prince Billy. Ogni frammento prodotto dagli Early Day Miners è un fragile incantesimo permeato da deboli inquietudini e fragranti evanescenze. L'ascolto di questa terza meraviglia produce un piacere intenso che passa attraverso la trepidante "Jefferson", la tiepida "Mc Calla", la dolce-amara "Awake", la sublime "Into Pines" concludendo con la paradisiaca "Cotillon". Credo di non aver affatto esagerato nel giudicare "Jefferson at Rest" un gran bel disco del 2003, perché è impossibile sottrarsi al suo fascino.

Luca D'Ambrosio


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