Empty Frames - LESS THAN WE COULD MORE THAN WE SHOULD
2001, Audioglobe/Shinseiki

Un esordio promettente, questo dei bresciani Empty Frames, anche se forse non dovrebbe essere considerato un esordio. La band è infatti attiva dal 1996, grazie all'incontro tra Stefano Cagninelli, clarinettista jazz e chitarrista, e Raffaele Caenaro, chitarrista e principale autore dei testi e delle musiche del gruppo. Dopo avere completato la formazione con l'aggiunta di basso e batteria, la band inizia un'intensa attività live, per poi registrare, l'anno dopo, il primo demo cd. Il secondo risale al 1999, ma "Anise" avrebbe potuto essere il vero album d'esordio, se non fosse stato per alcune disavventure in cui il gruppo è incappato. Il riconoscimento, però, arriva comunque, poiché il regista Marco Marcassoli sceglie brani di "Anise" per la colonna sonora del suo film "Penthesilea" e continua il rapporto con la band girando il loro video "You Got A Stupid Idea", pezzo guida del primo vero album, "Less Than We Could More Than We Should".

Questa, in breve, la carriera degli Empty Frames che, seppure ancora giovane, ha già valso loro paragoni importanti: primi REM, Cure, Joy Division, per le sonorità psichedeliche dense di nostalgia per la new wave anni Ottanta. Un sound molto inglese, anche perché è in questa lingua che sono scritte le canzoni; se fossero cantate in italiano, forse sarebbe apparso più evidente anche il riferimento a band come gli Afterhours o i Marlene Kuntz, soprattutto nelle prime due tracce.
E' in questi territori che va la mente già dalle prime note di "Unless It Could Be With You", il brano che apre l'album e forse il migliore dei dieci: una lunga trascinante intro con chitarre sature e in tensione, un cantato che esalta la densità emozionale della melodia, il tutto cullato su un tappeto elettronico venato di dark. L'atmosfera cambia completamente con il brano seguente, "Afraid", più solare, veloce, in cui sono più forti i richiami new wave. L'inizio di "Guilty" ricorda uno dei brani più pop dei Cure, ma la canzone assume in seguito maggiore indipendenza dai riferimenti musicali del gruppo. "You got a stupid idea" accelera il ritmo dell'album e rischiara l'atmosfera, riportando fortemente all'Inghilterra di quasi due decenni fa. La seguente "Reckoning time", seppure sembri qualcosa di già sentito e contenga un cantato non impeccabile, è di matrice fortemente ma deliziosamente brit pop degli anni più recenti, mentre "An exciting loss of personality", anche nel titolo, avrebbe potuto essere concepita da Morrissey.
"Suitcase" riprende le atmosfere dell'apertura del disco, anche se me la immagino perfetta cantata da Robert Smith, sospesa com'è in una dimensione sognante e riflessiva come certi brani di "Bloodflowers". Altro episodio intenso e maturo per il suo potenziale coinvolgente è "September comes", mentre "The screw" chiude dolcemente l'album come una specie di ninnananna sussurrata su una melodia da carillon.
Auguriamo quindi agli Empty Frames di continuare così, con la maturità che hanno già saputo esprimere in questo lavoro in cui le influenze di band più esperte si sentono ma non opprimono, poiché i nostri hanno saputo personalizzare e crearsi un loro spazio.

Stefania Montanari


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