Fatboy Slim - PALOOKAVILLE
2004, Astralwerks

A quattro anni di distanza dal discreto "Halfway Between the Gutter and the Stars" (2000) e dopo un paio di riempitivi usciti nel 2002 ("Live On The Brighton Beach" e "Big Beach Boutique II"), Norman Cook, noto al grande pubblico come Fatboy Slim, torna a rianimare i disco club d'Europa con un nuovo lavoro concepito nella casa-studio di Brighton.
Un album desiderato, pensato e ben fatto, in cui "vecchio & nuovo", "passato & presente”, "anticonformismo & gusto del momento” si fondono alla perfezione, generando un modello di elettronica a misura d'uomo, abile come poche nel sollazzare il corpo e lo spirito. "Palookaville", questo il titolo che il deejay inglese ha scelto per la sua ultima creatura (lo stesso del film di Alan Taylor del 1995), è un disco composto da dodici tracce a base di misture soul-funky-rhythm'n'blues, trasalimenti d'estrazione rock, ritagli di breakbeat e libidini di genesi hip-hop.
L'album vede la collaborazione di numerosi personaggi, tra cui: Damon Albarn dei Blur ("Put It Back Together"); Lateef dei Blackalicious ("Wonderful Nigh"t e "The Journey") e Bootsy Collins (bassista di Funkadelic e Parlamient), con il quale Fatboy Slim ha realizzato una splendida cover della Steve Miller Band ("The Joker").

Considerata la popolarità del personaggio, non poteva mancare il classico tormentone da Mtv (il cosiddetto singolo apripista): stiamo parlando di "Slash Dot Dash" (barra-punto-trattino), brano dalla tempra hard rock-dance, che nonostante le continue (e nauseabonde) reiterazioni mediatiche, non perde impeto, vigore e profondità sonora.
Se poi le atmosfere di "Song For Chesh" dovessero rivelarsi piuttosto inconsuete, poiché prossime a quelle dei Pizzicato Five, mettete su "Jin Go Lo Ba" e riconsegnerete il re del big-beat alle masse di Ibiza. Infine, se volete scavare nel cuore e nell'anima, ascoltate "North West Three" e "Don't Let The Man", esempi inequivocabili di conoscenza e creatività musicale, peculiarità che hanno sempre contraddistinto l 'evoluzione artistica dell'ex Housemartins fin dai tempi in cui si faceva chiamare Pizzaman.
Ora però siamo nel 2004 e c'è Fatboy Slim con "Palookaville". Un cd raccomandabilissimo, sempre che abbiate voglia di fare quattro salti in discoteca, ma senza smarrire la strada maestra.


Luca D'Ambrosio



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