Fisk & Cristian - THE BIG PICTURE
Honk! Records, 2003

Prendete una bella ragazza con una splendida voce e un marito che oltre a cantare suona tutti gli strumenti e aggiungeteci che entrambi scrivono tutte le canzoni del loro disco e sarà facile immaginare che il disco in questione sarà un grande disco. Dopo il successo del loro album precedente, "Joyride", Donna (Fisk) e Michael (Cristian) ci regalano un altro grande disco come pochi loro colleghi Australiani riescono a fare. Il loro talento è sicuramente fuori discussione ma sappiamo tutti quanti che per sfondare devi scendere a compromessi e allora ecco che Donna e Michael, come nel loro precedente lavoro, fondono sonorità a loro molto care, quelle più tradizionali, con sonorità più appetibili alla massa senza mai però scadere nel più bieco e orribile dance sound tanto usato da loro più illustri colleghi.
La canzone che apre il disco, "Feels Like Love" inizia appunto con suoni piuttosto commerciali ma subito viene riportata sui giusti binari da chitarre slide e distorte che la rendono un piacevole pop-rock, più rock che pop.

Già al primo pezzo ci si rende conto del talento di Michael che suona in questo disco chitarre (acustica ed elettrica), batteria, percussioni, basso, tastiere, mandolino, dobro e banjo. Oltre a lui e a Donna che si accompagna con l’acustica sono solo due i musicisti presenti nel disco: Sam Aliano (batteria) e George Washingmachine (violino) oltre a Craig Newman che suona il basso solo nel brano "The Recipe".Nel primo brano ci colpisce già anche la bellissima voce di Donna che nei passaggi più pacati mi ricorda molto Mila Mason, una delle voci più originali e affascinanti del circuito Country, ma purtroppo una delle più sottovalutate. In "The Recipe" (la ricetta per un vero amore), un bel pezzo dai ritmi che invitato a ballare, la voce di Donna ci pare ancor più bella e ci sorprende la bellissima voce di Cristian che qui duetta con lei.
A rimorchio di "The Recipe", ecco il pezzo che più mi piace di tutta la raccolta, un pezzo che più Country non si può, "No Hat Required" (non serve il cappello, da cowboy ovviamente). La canzone mi ricorda la controversia di alcuni anni fa quando grandi star del Country come Marty Stuart e Travis Tritt (stars che non usavano il cappello da cowboy) partirono insieme per un tour che chiamarono "No Hat Tour". Donna e Michael cantano che non serve il cappello da cowboy per cantare con loro una canzone Country e poi raccontano di quando si esibiscono in locali di città dove nessuno indossa il cappello da cowboy però tutti conoscono le parole di classici del Country come El Paso, Coat Of Many Colors, Coward Of The County, On The Road Again, Folsom Prison Blues ed altre ancora. Un pezzo straordinario che parecchie star del Country made in USA avrebbero voluto incidere.
La dolce "Under The Influence Of Love" ci rilassa un attimo e ci delizia con lo splendido mandolino di Michael. "It Already Hurts" è un bel pezzo che però non metterei tra i brani migliori del disco, anche se l’inizio di pianoforte mi ricorda molto uno dei pezzi più belli (Against The Wind) del mio artista preferito (Bob Seger). Arriviamo alla veloce e breve "Blowfly", uno strumentale che serve a Michael a dimostrare tutta la sua classe sulla chitarra elettrica e serve pure da vetrina all’ottimo violino di Washingmachine.
La title track, "The Big Picture", è un brano dolcissimo che ci da forti emozioni con quel magnifico inizio di acustica e percussioni. La voce di Donna in "The Big Picture" è qualcosa di straordinario, sicuramente il pezzo meglio cantato di tutto il cd. "Noisy Farm" oltre a essere uno dei pezzi più belli del disco, è anche sicuramente il più divertente. Un velocissimo Bluegrass che serve ancora da palcoscenico per l’abilità di Michael, stavolta alle prese con la gamma completa di strumenti acustici. Nella "Noisy Farm" (la fattoria rumorosa) Donna e Michael raccontano del gallo che canta all’alba, del babbo che sega il prato prima di colazione e di tutti gli animali con relativi versi che disturbano la presunta quiete della vita di campagna. La soluzione è trovare un po’ di pace trasferendosi in città dove già dalle 6 del mattino le auto, i camion e i tram cominciano a rincorrersi sull’autostrada che passa sotto la tua finestra. Le atmosfere molto acustiche e tradizionali di "Noisy Farm" contrastano con la rocckeggiante "Neon Ceiling" che segue.
La canzone che chiude l’album è forse la meno interessante dal punto di vista musicale ma di sicuro la più toccante, un brano che racconta di una ragazza scomparsa di casa e poi ritrovata in fondo ad un pozzo in un luogo chiamato Diga Assassina ("Murdering Dam"). Peccato questo finale triste per un album che prima ci aveva messo tanta allegria. Due talenti comunque che meriterebbero una platea ancor più vasta della già grande Australia.


Roberto Campovecchi



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