Ginevra Di Marco - DISINCANTO
2005, On The Road Music Factory

A distanza di quasi 4 anni torna sulla scena discografica in veste autonoma Ginevra Di Marco.
Vorrei parlare anzitutto del package. Trovo che i materiali, la grafica e la realizzazione siano riusciti alla perfezione valorizzando ulteriormente questo disco. La custodia è un'opera d'arte, equivalente alla sostanza contenuta nel supporto audio, che fa da deterrente contro le copie. E' oggetto bello da esporre e da guardare, da possedere insomma. Complimenti a Luca Matti.
Gli arrangiamenti e la declamazione dei canti in "Disincanto" evidenziano chiaramente l'influenza dell'importantissimo percorso artistico seguito dalla Di Marco con i CSI insieme a Ferretti, Zamboni, Magnelli & C. (quest'ultimo presente nell'album come musicista e coproduttore artistico), influenza già evidente nel suo primo album da solista, "Trama Tenue". Pur non raggiungendo ancora il livello dei migliori CSI, questo nuovo lavoro è certamente più maturo e più compatto del precedente. Considerando però il paragone con il miglior gruppo italiano degli anni 90, Ginevra ne emerge in maniera più che dignitosa.

Il pezzo che musicalmente più ci ricorda i CSI di "Ko de mondo" è "La rete": batterie rarefatte e chitarre trascinanti; nel finale si sente anche lo zampino stilistico di Maz Gazzè, che in questo brano suona il basso. Ancora un pizzico di influenze arrivano da Oxford, Inghilterra. La traccia 9 "Passero", infatti, ricorda moltissimo "The tourist", ultimo brano di "smetta-di-leggere-chi-non-ne-ha-una-copia-non-vi-dico-neanche-il-nome-del-gruppo-Ok-Computer".
"Disincanto" è un disco sulla guerra e sulla violenza. La maggior parte dei fortunati (perché arricchiti) autori italici se la cava ancora con "ti amerò per sempre", "quanto è bella la luna", "guardiamo insieme il tramonto sul mare", ecc. Altri, come Ginevra in "No Exit", dichiarano "mi piacerebbe usare almeno parte del tempo in modo creativo, ma si ripetono le immagini". Le immagini si ripetono, ma non nella testa della nostra: si ripetono miseramente nella storia, e gli artisti più decorosi vi scavano dentro.
Agli amanti della rima cuore-amore diciamo "no"; "animandoci dell'assalto" senza seguire il consiglio che Ginevra ci dà in "Tribale", il pezzo di apertura. Per fortuna la natura del nostro assalto di parole non ha "volontà di depredare" come quella di chi l'assalto lo fa con i mezzi corazzati e l'artiglieria. Continua, il disco, in modo organico con "Andirivieni" in cui Ginevra, seppur rassegnata, reagisce rinnegando e suggerendo che "è il tempo in cui non c'è altro da fare" se non rinnegare, perché tra la gente che conta ce n'è veramente poca su cui poter contare: "rimane la vita nel mezzo, tra il tempo in cui puoi fare ogni cosa e quello in cui c'è una sola cosa da fare" dice ai potenti, che immancabilmente "violano i loro doveri a prezzo di denaro".
Il filo conduttore di tutto l'album rimane la esemplare tolleranza, che si contraddistingue in tonalità emblematicamente pacate anche per rivolgersi agli infimi protagonisti della storia contemporanea.
Buona la concordanza fra i concetti, la musica e la voce; i disegni che si plasmano durante l'ascolto sono netti ed emozionanti quanto inquieti e malinconici. La scrittura diviene più visionaria ed ermetica, anche un pelo più solare se vogliamo, in brani come "La buona fortuna", "Hannorè" e "Io/tu"; si fa invece opprimente in "No exit", in cui però, per contrapposizione, gli arrangiamenti e la musica sono giocosi e tintinnanti.
Le mille sfaccettature stilistiche ed emotive, le capacità canore e letterarie riscontrate in questo piccolo capolavoro scoprono qualche loro debolezza soltanto nei brani centrali "Hannorè" e "J", dopodiché l'impennata di qualità è progressiva ed avvolgente passando per le note da cronografo meccanico di "No exit", le due indovinate citazioni dei CSI e dei Radiohead, e la quasi mazzata-di-pianoforte "Io/tu" che precede il gran finale da colonna sonora, con tanto di titoli di coda immaginari, "Madre severa". Mamma Di Marco (diventata mamma nel 2003) si è assicurata un posto di rilievo nell'elenco delle donne con le palle a forma di note. Ragazze! Moltiplicatevi!!!


Francesco Collepardo



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