George Strait - HONKYTONKVILLE
2003, MCA

George è da qualcuno definito "The King of Country Music" e inevitabilmente viene da pensare al Re per eccellenza, Elvis Presley. A qualcuno potrebbe sembrare un paragone irriverente (io sono tra questi) ma ad essere sinceri qualcosa in comune i due ce l’hanno veramente: George non è un grande musicista come non lo era Elvis e non sentirete mai un assolo da lui né su cd né dal vivo. E poi, come Elvis, non scrive canzoni.
La differenza tra i due (a favore di Elvis) è che Elvis ha inventato un nuovo modo di fare musica ed aveva una grandissima voce mentre George ha sì una bella voce, anche se non eccezionale, ma la sua musica non è altro che un tributo ai grandi del passato che hanno influenzato la sua infanzia. Non possiamo certo affermare che George ha creato un nuovo sound.

I primi album di George erano pregni di Swing e Honky Tonk, ed erano veri e propri omaggi alla musica di Bob Wills, Buck Owens, Merle Haggard ed altri miti di quegli anni. Purtroppo la tendenza degli album più recenti è quella di dare più spazio a canzoni lente, canzoni d’amore che a volte sono graziose ballate ed altre un concentrato di Country e Pop tendenti solo a far bene in classifica.
George aveva promesso ai suoi fans un album molto Country e se vogliamo "Honkytonkville" è un album Country ma che piacerà molto a chi adora ascoltare musica abbracciato alla propria donna e un po’ meno a chi invece ama il ritmo.
L’album non parte male con due bei brani Honky Tonk. Il primo è però una cover di un brano scritto da Jim Lauderdale già inciso da diversi cantanti oltre allo stesso Jim, "She Used To Say That To Me"; mi piace ricordare la bellissima versione di Wade Hayes. Il secondo brano è la title track "Honkytonkville", anche questo un bel pezzo con un buon ritmo. Ritmo che però fatalmente cala col terzo brano "Look Who’s Back From Town" e resterà poco incisivo per gran parte del resto del cd.
Tra i brani più lenti va segnalata la ballata "Tell Me Something Bad About Tulsa", primo singolo estratto dell’album e forse uno dei brani migliori. Il ritmo cresce un po’ con "I Found Jesus On The Jailhouse Floor" ma poi ritorna molto pacato fino alla fine del cd ad eccezione di un ottimo Honky Tonk sullo stile del grande George Jones: "Honk If You Honky Tonk".
La cosa che più mi disturba di George è che sforna dischi a distanza troppo ravvicinata uno dall’altro non lasciandoti il tempo di abituarti ed affezionarti agli stessi. Pensate che "Honkytonkville" esce a meno di 4 mesi dalla sua ultima fatica, il "Live" registrato all’Astrodome. Forse se ci lasciasse prendere un po’ fiato tra un disco e l’altro potrebbe trarne vantaggio anche lui che avrebbe più tempo per cercare ottime canzoni per il suo prossimo disco. In questo ce ne sono veramente poche.

Roberto Campovecchi


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