High Tide - HIGH TIDE
1970, Liberty LP

Sicuramente antesignano di una via rigorosa e intransigente ai suoni oscuri e notturni provenienti dall’Inghilterra, densi di elementi di inquietudine, non solo sonora, gli High Tide, con il loro disco omonimo (seconda uscita in pochi mesi dopo il debutto con "Sea Shanties") lasciano una traccia definitiva della loro importanza nel cosiddetto progressive alternativo.
Formato da Tony Hill, chitarrista proveniente dai Misunderstood, dal violinista Simon House e dalla sezione ritmica composta da Peter Pavli e Roger Hadden, il gruppo si caratterizza per i suoni particolarmente densi di elementi figurativi e claustrofobici, eppure ricchi di fascino a ogni passaggio. Atmosfere che rischiano subito di confinarli nel nascente filone dark, qualcuno addirittura li cita oggi fra le influenze dell’havy metal, mentre personalmente credo che, a un più attento ascolto, si possa parlare al massimo di una espressione gotica ed elettrica del folk, certamente influenzata dalle dilatazioni progressive.

Chitarra e violino disegnano paesaggi apocalittici, basso e batteria scandiscono una ritmica tombale, una voce rugosa lancia slogan sinistri: tempi che si dilatano, lasciando spazio a interventi interminabili, tipici del logorroico approccio britannico alla musica nei primissimi anni settanta. Due tracce nella prima parte, la bellissima "Blankman Cries Again", una descrizione in musica dell’inferno, e la tesissima "The Joke", universo affastellato di melodie e strappi chitarristici. Una sola traccia nella seconda facciata, di stampo americano e psichedelico, la visionaria "Saneonymous". Purtroppo per gli High Tide questo disco rappresenta il loro culmine creativo ma contemporaneamente la loro condanna, dato che la Liberty li scaricherà senza mezzi termini a seguito del fiasco commerciale del disco in Inghilterra (ricordiamo che in Germania il gruppo invece vendeva tantissimo ed era considerato una band di culto, sicuramente influente per un certo filone di nerissimo rock teutonico di lì a venire). Una brutta fine che provocherà la crisi di Hill, riapparso con House moltissimi anni più tardi, dopo che questi aveva proseguito la carriera nei Third Ear Band per la colonna sonora di Macbeth di Roman Polanski e al seguito di David Bowie. Ma più nessuna magia, nessun brivido; per cercarli bisogna recuperare questo splendido omonimo addio.
Ristampato in CD, credo dalla Reper.

Pier Angelo Cantù


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