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High
Tide - HIGH TIDE Sicuramente
antesignano di una via rigorosa e intransigente ai suoni oscuri e notturni
provenienti dall’Inghilterra, densi di elementi di inquietudine, non
solo sonora, gli High Tide, con il loro disco omonimo (seconda uscita
in pochi mesi dopo il debutto con "Sea Shanties") lasciano
una traccia definitiva della loro importanza nel cosiddetto progressive
alternativo. |
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Chitarra
e violino disegnano paesaggi apocalittici, basso e batteria scandiscono
una ritmica tombale, una voce rugosa lancia slogan sinistri: tempi che
si dilatano, lasciando spazio a interventi interminabili, tipici del
logorroico approccio britannico alla musica nei primissimi anni settanta.
Due tracce
nella prima parte, la bellissima "Blankman Cries Again", una
descrizione in musica dell’inferno, e la tesissima "The Joke",
universo affastellato di melodie e strappi chitarristici. Una sola traccia
nella seconda facciata, di stampo americano e psichedelico, la visionaria
"Saneonymous". Purtroppo per gli High Tide questo disco rappresenta
il loro culmine creativo ma contemporaneamente la loro condanna, dato
che la Liberty li scaricherà senza mezzi termini a seguito del
fiasco commerciale del disco in Inghilterra (ricordiamo che in Germania
il gruppo invece vendeva tantissimo ed era considerato una band di culto,
sicuramente influente per un certo filone di nerissimo rock teutonico
di lì a venire). Una brutta fine che provocherà la crisi
di Hill, riapparso con House moltissimi anni più tardi, dopo
che questi aveva proseguito la carriera nei Third Ear Band per la colonna
sonora di Macbeth di Roman Polanski e al seguito di David Bowie. Ma
più nessuna magia, nessun brivido; per cercarli bisogna recuperare
questo splendido omonimo addio.
Pier Angelo Cantù |
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