The Hives - VENI, VIDI, VICIOUS
2000, Burning Heart Records

Assimilabili agli (International) Noise Conspiracy, con cui condividono origini (scandinave), etichetta, approccio e attitudine, i più anziani Hives sono un’altra bella sorpresa in arrivo dalla Svezia e più in generale in arrivo dall’indomito garage punk, rivisitato con venature soul e R & B., sonorità che hanno trovato dimora nella coraggiosa Burning Heart. Una sorpresa per modo di dire, data la gavetta, per quanto stavolta con esiti quantomeno fortunati, visto il clamore che si è creato attorno alla band.
Un gruppo che agli inizi, una decina di anni fa, si presentava sul palco, in rigoroso abito stile "jene", con un live show di sei minuti fatto di canzoni da trenta secondi ciascuna, canzoni che lasciavano stremati e soddisfatti pubblico e musicisti (ora lo fanno anche gli Arab On Radar a Chicago, in piena now wave e si grida, comunque giustamente, al miracolo).

"Veni, Vidi, Vicious" (gran bel titolo) è fatto di canzoni brevi ma un po’ più lunghe, sempre furiose; spot di chitarrismi accelerati e urticanti, quanto affascinanti e bollenti, oltranze di rimandi in sequenza, con dentro tutto ciò che è stata, nei decenni e nelle latitudini, l’interpretazione più immediata del rock d’impatto (e ci sono perfino echi di now wave). Musica fatta per lanciare messaggi intransigenti, spesso politici, sociali, musica fatta ancora oggi per trascinare e coinvolgere masse di giovani, quella degli Hives rappresenta la parte più onesta, in apparenza lontana dai calcoli che hanno portato in classifica il debosciato punk dei Blink 182 o le ormai zuccherose ripetitività degli Offspring (il cui successo denota anche la preoccupante qualità e lo spessore di questi giovani da trascinare).
Gli Hives sono di ben altra pasta e lo dimostra questo disco, il quinto su "lunga" distanza, album pieno di vertiginose fughe, furie che sfrecciano a trecento all’ora lasciandosi dietro comunque una certa corposa idea di rock viscerale, con sonorità che abbracciano i ’60 e trapassano il ’76 per andare ben oltre. Punkrock, maximum R&B, garage sfibrante, fucking crossover, chiamatelo come volete, qui ci trovate comunque quella splendida via di fuga che la musica ti offre quando certi umori vanno, come dire, affrontati di petto.

Pier Angelo Cantù


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