Holopaw - HOLOPAW
2003, Sub Pop

Curiosità e spregiudicatezza sono elementi essenziali per la vita di qualsiasi appassionato di musica e, talvolta, possono dar vita a piacevoli incontri. È il caso degli Holopaw: formazione di Gainesville (Florida) che concretizza un equilibrato indie-folk dalle gradazioni elettroniche o, se preferite, un avveduto e gentile indie-country/rock dalle moderne smancerie.
Gli ambienti sono decisamente acustici e le fluttuazioni euritmiche sono erette su solide e classiche strutture d'autore, come se fossero state eseguite da un Will Oldhman più melodioso e meno intrinseco. Sono probabili esempi: "Mammoth Cave", "Teacup Woozy" e "Pony Apprehension", quest'ultima con Isaac Brock al mandolino. Le aperture vocali di "Abraham Lincoln", "Short-Wave-Hum (Stutter)" e "Took it for a Twinkle" danno l'impressione di una Tracy Chapman dai toni alterati e balzani.

La miscela sonora e gli arrangiamenti di Hoover, canzone fatta di basso/batteria/chitarra e sottofondo di tastiere, sembrano saltare fuori dall'ultimo album di Beck (Sea Change), evocando passaggi di simile bellezza. Nelle sopite cadenze di "Cinders" si avvertono, invece, contaminazioni di natura Yo La Tengo che, sul finale, si stemperano in bislacche modulazioni di tromba.
Nell'approfondire le ricerche sulla formazione del nord America, ho scoperto che John Orth, cantante e chitarrista degli Holopaw, ha alle spalle il progetto Ugly Casanova realizzato, nel 2002, con Isaac Brock dei Modest Mouse. La Sub Pop si è resa conto delle capacità di Orth e, per tale motivo, ha spalancato le porte a lui e alla sua band, consentendo la nascita di questo mirabile album di nuove tradizioni americane. Il disco, registrato a Chicago, scorre che è un piacere e la sua breve durata, poco più di mezz'ora, lo rende ancora più allettante. Se amate il genere, procuratevelo!

Luca D'Ambrosio


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