Honi Deaton & Dream - WHAT SHOULD HAVE BEEN
2003, Chateau Music Group

Ho sempre pensato che non sia possibile per un cantante o una cantante Bluegrass presentarsi sul palco senza suonare nessuno strumento, sarebbe imbarazzante e sconveniente, a meno che l’artista in questione non sia un grandissimo o una grandissima cantante ed un ottimo intrattenitore o un’ottima intrattenitrice.
Nella mia lunga militanza come fan della musica Bluegrass ho assistito a centinaia di concerti e ricordo di aver visto una sola volta una cantante che tentava di intrattenere i presenti con balletti decisamente fuori luogo mentre i suoi compari si cimentavano nei loro assolo.
Honi Deaton si limita solo a cantare, o quasi, nella sua neonata Band e purtroppo non ho ancora avuto occasione di assistere ad uno dei suoi concerti per poter giudicare il suo carisma come intrattenitrice ma da un primo ascolto di questo "What Should Have Been" mi pare di capire che la ragazza abbia talento da vendere.

Ottima voce che si adatta perfettamente ad ogni stile la Band si appresti a suonare e soprattutto Honi è una buona autrice: ha scritto 8 dei 12 pezzi qui presenti, due dei quali in collaborazione col marito Jeff Deaton, bassista e corista del gruppo, e sono tutti brani interessanti.
Il resto della Band consiste in Chris Davis a voce, chitarra e mandolino, Dewey Brown al fiddle e la straordinaria banjoista Kristin Scott Benson. Kristin si è unita alla Band dopo varie esperienze con Larry Stephenson, Laurie Lewis e Sally Jones ed ha portato quel qualcosa in più che trasforma una Band discreta in un’ottima Band.
L’album apre con un brano che ho sempre amato, una cover della number 1 di Carl Smith del 1955 poi ripresa più avanti anche da Buck Owens "Loose Talk" con una Kristin Scott che mostra subito di che pasta è fatta creando una splendida melodia tra un verso e l’altro della canzone. Troviamo già al primo pezzo un ospite importante, Greg Luck dei IIIrd Tyme Out e qui va aperta una parentesi.
Honi Deaton & Dream sono molto legati ai IIIrd Tyme Out in quanto il marito di Honi, Jeff, è il figlio di Ray Deaton, bassista dei IIIrd Tyme Out e il miglior cantante basso (di tonalità, non di statura) nonché manager di entrambe le Band. Nella stessa formazione milita il detentore delle ultime tre edizione del premio quale mandolinista dell’anno, Wayne Benson che ha sposato qualche anno fa Kristin Scott. Infatti troviamo in questo disco come ospiti oltre a Greg Luck anche Wayne Benson e il cantante solista Russell Moore, per il sottoscritto la più bella voce del Bluegrass.
Tra i brani originali dell’album mi piacciono particolarmente "In Your Dreams" con un bellissimo dobro suonato da Rob Ickes e splendide armonie, "You’re The One", forse il migliore tra i brani originali. Il pezzo inizia con un suggestivo mandolino e poi quando entrano tutti gli altri non potrete fare a meno di battere il vostro piede al ritmo della canzone. Commovente "Innocent Hearts" con una Honi Deaton per una volta a suonare il piano. Un pezzo scritto da Honi e Jeff dedicato ai bambini innocenti che soffrono le pene dell’inferno quando i genitori decidono di separarsi.
La title track "What Should Have Been" è carica di tristezza, rimpianti ma anche gioia e speranza. Racconta della nonna rimasta vedova a 18 anni quando il marito morì ad Okinawa nel 1945 e quando conobbe un bellissimo uomo rifiutò le sue attenzioni perché sperava di rivedere il suo uomo un giorno o l’altro. Dopo 12 anni questo bellissimo uomo divorziò dalla donna sulla quale aveva dovuto ripiegare e tornato dalla nonna di Honi finisce per sposarla.
Un po’ di Old Time per "Sally Flat" dove Honi canta dei conflitti tra famiglie nelle colline del Tennessee per un pezzo di terra, conflitti che talvolta risultavano essere molto violenti. Splendido l’accompagnamento di Kristin al banjo e l’assolo di Rob Ickes alla slide guitar.
Un altro brano originale che non mi dispiace è il tradizionalissimo Bluegrass "That Road", pezzo autobiografico che narra del tempo passato ‘on the road’ lontano da casa e dagli affetti famigliari.
Tra i brani non originali segnalo la quasi Old Time "Too Late To Walk The Floor" che mi ricorda tanto "Fly Around My Pretty Little Miss" dove finalmente vengono sciolte le briglie al banjo di Kristin, la cover della number one di Jessi Colter del 1975 "I’m Not Lisa" e la conclusiva e scontata "Amazing Grace". Forse avrei gradito un finale un po’ più originale ma la loro versione di questo classico della musica Gospel è molto personale con Honi ad accompagnarsi col piano e bellissimi break di banjo e mandolino.
Un esordio coi fiocchi e qualcuno li propone già per il premio "Artista Emergente dell’Anno" alla prossima kermesse.

Roberto Campovecchi


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