Hot Club Of Naptown - ALL SWINGS CONSIDERED
2004, Autoprodotto

Grazie a Dio, negli ultimi tempi si è riscoperto l'amore per la musica Swing negli ambienti Country e Bluegrass. In particolare viene rispolverata la musica di inizio secolo di Django Reinhardt, uno dei più grandi chitarristi mai esistiti e ultimamente la sua memoria viene onorata sia nel mondo musicale che in quello del cinema. Tra poche settimane dovrebbe uscire un film negli States intitolato "Head In The Clouds" e interpretato dal premio Oscar Charlize Theron, Penelope Cruz e il grande chitarrista John Jorgenson che interpreterà proprio il leggendario Django.
Django fece parte, anzi fu il leader di una Swing Band denominata Hot Club Of France e non avevo dubbi che il nome della Band Hot Club Of Naptown, fosse in qualche modo un tributo al grande chitarrista. Infatti sono presenti ben quattro brani scritti da Django in questo splendido cd, la canzone che apre le danze, "Djangology", la lunghissima "Nuages" e poi ancora "Swing 42" e "Daphne", tutte rigorosamente strumentali e tutte, ovviamente, bellissime.
Vi affascinerà immediatamente il violino di Carolyn Dutton nei primi due brani di Django Reinhardt, mentre in "Swing 42", tenete d'occhio l'interessante mandolino di David McCarty che è pure autore di tutti i soli di chitarra, canta da solista in quattro brani ed è l'autore di tutto il materiale originale della Band, Band che si completa con il cantante/chitarrista Steve Hawkins e il bassista Joe Toole.
"Slaphappy" e "Django's Red Socks" sono i due brani scritti da David e risultano tra i brani più interessanti del cd, entrambi dal ritmo contagioso e dove la voce di David nel primo dei due brani è una piacevole scoperta. Il secondo, essendo un tributo a Reinhardt, non poteva che essere uno strumentale.
Tra i brani più divertenti, dal punto di vista del ritmo, segnalo "This Can't Be Love" dal feeling un po' Western Swing' e due brani che già avevo ascoltato in precedenza da altri artisti e che mi avevano affascinato già al primo ascolto. Sto parlando di "Who Knows What Tomorrow May Bring" che avevo già amato quando l'avevo sentita per la prima volta da Claire Lynch. Il brano, scritto da Henry Hipkens, è qui cantato da Steve Hawkins ma la sua voce, seppur non sfigurando, non mi piace tanto quanto la voce di Claire. L'altro brano che già mi era familiare è "She's No Lady" di Lyle Lovett, cantata anche questa da Steve che suona pure l'armonica. Voce e armonica sono state sicuramente incise in due separate registrazioni perché nel disco le potete ascoltare contemporaneamente. Il brano è sicuramente ben eseguito dai ragazzi che però non possono gareggiare con l'arrangiamento orchestrale del quale dispone il brano di Lyle.
L'album chiude con "Stompin' At The Savoy", un bel botta e risposta tra il violino di Carolyn e il mandolino di David. Il pezzo, scritto dal quartetto Goodman, Razat, Webb e Sampson è un'altra tessera che va a completare un mosaico di grande valore storico-musicale che dovrebbe essere presente nella discografia-museo di ogni amante della buona musica.

Roberto Campovecchi



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