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John
Arthur Martinez - STAND YOUR GROUND
2001,
JAM Records
Alcuni
mesi fa la Sony Records ha promosso un gigantesco concorso per cercare
la nuova Country superstar del futuro. Ottima idea visto il livello
piuttosto modesto delle superstar oggi. In America sono migliaia i musicisti
e cantanti di grande talento che per un motivo o l’altro non riescono
a sfondare.
Una grande chance per loro è questo concorso dal nome altisonante,
"Nashville Star", il cui premio finale è un contratto
già firmato con la casa discografica. In 8000 rispondono all’appello
e dopo estenuanti eliminatorie regionali e statali arrivano in 12 alle
finali di Nashville.
Ho avuto la fortuna di ascoltare un cd, stampato ovviamente dalla Sony
Nashville, che raggruppa tutti i finalisti ed ognuno di loro presenta
un brano leggendario della storia della musica Country.
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Tutti grandissimi ma chi mi ha colpito particolarmente è stato
John Arthur Martinez, di Marble Falls, Texas, che ha cantato il brano
portato al successo da Keith Whitley, "When You Say Nothing At
All".
Alla fine del concorso John Arthur arriverà secondo (su 8000!!!!)
e purtroppo vede sfumare il contratto, ma sono in tanti ad assistere
alla sua performance, agenti, impresari, produttori e cantanti (Clint
Black si è pure esibito in duetto con John Arthur) e sono sicuro
che non si lasceranno scappare l’opportunità di mettere questo
talento sotto contratto.
John Arthur è comunque già molto conosciuto agli addetti
ai lavori avendo scritto qualcosa come 500 canzoni ed alcune di queste
incise da artisti più famosi di lui. Flaco Jimenez insieme a
Raul Malo con Lee Roy Parnell e Radney Foster come ospiti, incise alcuni
anni fa un brano che John Arthur scrisse con due amici, Alex Harvey
e Mike Blakely e che Flaco inserì in un album che gli valse un
Grammy. Sto parlando di "Seguro Que Hell Yes".
Alle finali di Nashville Star John Arthur Martinez ha eseguito alcuni
dei brani inseriti in questo album che ancora risultava essere la sua
più recente fatica.
"Stand Your Ground" è un album decisamente più
movimentato dei suoi precedenti lavori e spazia tra i diversi generi
cari ai figli del Texas, dal Country d’autore con lente e suggestive
ballate al Western Swing ispirato a Bob Wills, un po’ di jazz, di rock
e di blues per questo interessante prodotto che alla fine rimane pur
sempre un bellissimo disco Country, grazie anche ai bellissimi testi
di John Arthur che ha firmato tutti i 15 brani dell’album, alcuni in
collaborazione con Mike Blakely e ad altri amici fidati.
John Arthur, come ho già sottolineato, gode di grande stima tra
i suoi colleghi e lo dimostra la lista degli ospiti presenti, alcuni
veramente di grande rilievo come Joel Guzman all’accordion, Kenny Grimes
alla chitarra, Floyd Domino al piano, Tish Hinojosa, Mike Blakely e
Christine Albert alle voci.
L’album apre con un bel Country nostalgico, autobiografico naturalmente,
che racconta delle lezioni di violino che John Arthur riceveva dal nonno
durante le vacanze estive. Il nonno era solito ripetere: "Non è
importante il violino, ma l’uomo che tiene l’archetto" (The Man
Who Holds The Bow).
"A Girl Named Texas" è un trascinante Western Swing
e vi lascio immaginare di cosa parla la canzone.
"Pool Hall" è un Rock-Blues d’altri tempi che mi fa
tornare alla memoria i Blues Brothers. Sonorità anni 50/60 per
"Show Me": "Non dirmi che mi ami, mostramelo". E
qua la mente ci riporta ai Fonzie e ai Ricky Cunningham di Happy Days.
C’è pure un po’ di Rock’n’Roll in "Wild" e "Jack
Of All Hearts", più nella prima che nella seconda, e poi
ci sentiamo tutti più buoni ascoltando la jazzy "Everyday
is Christmas".
Vivendo nella parte meridionale del Texas e con un nome del genere,
non poteva certo esimersi dal proporci pure un paio di brani di buona
musica messicaneggiante: la sensuale "El Rio Amor", scritta
insieme alla moglie Yvonna (che qui canta pure) e Stephanie Jones, e
la divertente "Frijoles Con Arroz". Un po’ liscio ma cantata
in spagnolo la preferisco a qualsiasi successo di Castellina Pasi.
In un buon disco Country non possono mancare i pezzi tristi e John ci
fa riflettere con "Spinning Our Wheels", dedicata ad alcuni
giovani della sua comunità che nei weekend pensavano non ci fosse
niente di meglio che bere birra e correre in macchina. Purtroppo per
loro, non hanno avuto il tempo di scoprire che non è la cosa
migliore da fare al Venerdì sera.
Ho lasciato per ultimo il pezzo che più mi piace di questo disco:
la divertentissima e velocissima "The Armadillo Song", dedicata
a questo simpatico animale che arrivato parecchi anni fa dal Messico
è stato nominato dai texani l’animale simbolo di questo stato.
La canzone è un vero e proprio scioglilingua e John ci canta
il ritornello ogni volta a velocità superiore. Non ci si capisce
molto, ma adoro questo brano.
Vi invito pure a vedere il video della sua performance di "The
Armadillo Song" a Nashville Star. Andate a: www.jamrecords.com
La grande forza di John Arthur Martinez è che lui non solo ha
scritto grandi canzoni Country, ma prima di tutto le ha vissute.
Roberto Campovecchi
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