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Jessica
Andrews - NOW
2003, Dreamworks
Appena maggiorenne,
Jessica Andrews registra il suo terzo album dimostrando questa volta
una maturità e una sicurezza che la fanno entrare di diritto
nell’olimpo delle regine del Country-Pop a fianco di superstar quali
Faith Hill e Martina McBride. Non avevo mai avuto dubbi sulle qualità
vocali di questa giovanissima artista già dopo l’ascolto del
suo primo album registrato quando Jessica aveva solo 15 anni. Pensate
che a soli 10 anni vinse un concorso canoro cimentandosi in un brano
che certo semplice non è, "I Will Always Love You"
di Dolly Parton.
I primi due dischi di Jessica erano poco interessanti musicalmente ma
già davano un assaggio della sua bellissima voce che inevitabilmente
sarebbe cambiata col tempo. E il tempo è stato un grande alleato
per lei. In questo nuovo album la sua voce è quasi irriconoscibile
rispetto ai precedenti lavori, è di una bellezza straordinaria.
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Pure
dal punto di vista musicale Jessica è decisamente migliorata.
Seppur restando nei confini del Country-Pop e non potendo certo essere
considerata una tradizionalista, la sua musica è molto meno commerciale
di quella delle sue illustri colleghe.
L’album si apre con la incisiva "There’s More To Me Than You",
un Pop-Rock non indifferente che Jessica ci regala anche in chiusura
di album in versione ballad a mio avviso più bella della precedente
versione. Segue "When Gentry Plays Guitar" con una bellissima
introduzione di pianoforte, una di quelle canzoni che vostro malgrado
vi entrerà in testa e senza volerlo vi ritroverete a cantarla
o fischiettarla.
Dopo i primi due brani, l’album scade un po’ nel pop ma è una
manovra, in parte riuscita, per mettere in risalto le grandi doti vocali
di Jessica. "They Are The Roses" è un bel pezzo ma
personalmente preferisco la versione incisa da Kathy Mattea lo scorso
anno. Il ritmo torna ad essere incisivo con "Sunshine And Love",
cantata in modo splendido.
In chiusura di album, prima della versione ballad di "There’s More
To Me Than You", Jessica cerca di ingannarci inserendo violino
e banjo in "Good Time", forse cercando di convincerci che
siamo in presenza di un disco Country. Difficile da credere. Resta comunque
un gustoso album senza infamia né lode ma che propone Jessica
quale una delle nuove migliori voci in circolazione.
Roberto
Campovecchi
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