Joseph Arthur - REDEMPTION'S SON
2002, Real World

Capita, chissà per quale motivo, che possano sfuggirti dischi particolarmente belli; così è accaduto per REDEMPTION’S SON, terzo lavoro di JOSEPH ARTHUR (quinto se consideriamo anche i due EP, Vacancy del 1999 e Junkyard Hearts del 2000 ). Spesso la smania di scoprire sempre qualcosa di nuovo e diverso, l’eccessiva produzione in ambito discografico e, non per ultimo, il poco tempo che ho a disposizione per l’ascolto, mi fanno trascurare alcuni noti e bravi artisti. Però non mi rammarico perché, gira che ti rigira, i migliori dischi dell’anno fanno sempre capolino nel mio stereo. Oltre alle motivazioni che ho già elencato, mi chiedo: perché ho aspettato così tanto tempo pur avendo voglia di ascoltarlo? Sarà stata la contemporaneità dell’uscita del disco con l’arrivo dell’estate? E si sa, in quel periodo stacco la spina e voglio essere frivolo! Oppure mi spaventava l’idea di dover ascoltare un disco di musica pop? Bieco pregiudizio! O forse ancora la durata eccessiva di questo lavoro? 73 minuti! Chissà… Pensandoci bene qualsiasi risposta possa darmi poco importa: cosa principale è possedere REDEMPTION’S SON. Male che vada sarà conservato dalla mamma per le ghiotte merende.

Che bello! Adesso, infatti, mi sento come un bambino sorpreso a mangiare cioccolata: non faccio altro che spassarmela, deliziandomi il palato con del pregiato e denso POP, naturalmente d’autore.
Si, perché quando il rock devia dal cervello e dall’anima, quando i contenuti diventano colti e le sonorità vengono contaminate da altri generi, allora mi trovo di fronte ad un disco di musica Pop. In questo caso la musica è originale e piena di riferimenti, estremamente piacevole e di notevole spessore. Sicuramente la collocazione artistica di questo cantastorie è la stessa di Beck e Jeff Buckley. Ho ascoltato questo disco per una settimana intera. Come si fa a non amare la bucolica HONEY AND THE MOON, dalle tiepide atmosfere folk , YOU COULD BE IN JAIL , una morbida e calda soul-beat, INNOCENT WORLD che sembra sospesa tra i Radiohead e Neil Young, NATIONAL OF SLAVES con sonorità etniche e psichedeliche e BUY A BAG in cui il nostro menestrello, originario di Akron (Ohio) ma trasferitosi a New York, s’impossessa dello spirito di Prince. Arrivo quasi alla fine del disco ed emergono TERMITE SONG, fragile ballata elettro - acustica, PERMISSION che fonde melodia, rumore e vuoti elettronici, FAVORITE GIRL così intima che pare scolpita nell’anima, YOU ARE THE DARK una nenia dalle tinte folk-country e, infine, BLU LIPS dolce e rockeggiante. Dopo Big City Secrets del 1997 e Come To Where I’m From del 1999, REDEMPTION SON’S è un disco carico di energia, senza però mancare di leggerezza e trastullo.

Luca D'Ambrosio


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