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Jayhawks
- RAINY DAY MUSIC Pronti,
via! Che emozioni e che ricordi. Tre battute e riconosci i Jayhawks
al volo, manco fossimo a Sarabanda a duellare con l’uomo gatto. Possono
anche cambiare pelle, involucro, ma l’anima rimane intatta. Tra l’altro,
a loro insaputa (per fortuna), il gruppo di Minneapolis è diventato
un curioso caso di comunicazione subliminale e di appropriazione trasversale
fra un paio di riviste nostrane di settore, in un delizioso giochino
che con la musica ha poco a che fare. Tu mi stronchi la svolta pop di
"Sound Of Lies" (1977, il "tradimento" della purezza
country) e io invece la esalto! Tu mi distruggi lo zuccheroso "Smile"
(il luccicante songwriting da stadio + accendini)? E io li incenso ancora
di più! Allora tu chiedi alla casa discografica di farti avere
l’advance un mese prima degli altri...eccetera. Uno spasso. |
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Detto
per inciso, dato che anche Louris e Olson hanno fatto pace, non sarebbe
male che anche le riviste italiane di rock dessero anche il loro contributo:
anziché sbandierare universali valori pacifisti, diano il buon
esempio con corretti rapporti di buon vicinato e si prendano un po’
meno sul serio. Come hanno fatto i Jayhawks in questo disco: leggero
e leggiadro, quasi senza pretese, eppure così bello, solido,
lineare (una perfetta via di mezzo fra la purezza country e le seduzioni
pop, tanto per mettere tutti d’accordo). Forse ha giovato il cambio
di produttore: Bob Ezrin non mi era piaciuto. Meglio l’accoppiata Rick
Rubin (uno i Jayhawks li adora) e Ethan Johns (rampollo del navigato
Glyn).
di Pier Angelo Cantù, tratto dalla rivista Late For The Sky, n. 63, marzo 2003 |
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