John Jorgenson - FRANCO-AMERICAN SWING
J2 Records, 2004

Quante volte ci siamo chiesti: "Ma siamo soli nell’universo o esistono altre forme di vita anni luce dalla terra?". Ho sempre pensato che da qualche parte nell’universo, a milioni o miliardi di chilometri da qui, esistano altre forme di vita. Quando vidi per la prima volta John Jorgenson suonare dal vivo la prima cosa che ho pensato è stata: "Ma questo è un extraterrestre!". Ho sempre ammirato il lavoro di Jorgenson con la leggendaria Desert Rose Band, ma allora il genio suonava solo la chitarra elettrica e seppur già dimostrasse doti soprannaturali, era certamente limitato. Poi uscì un suo lavoro solista dove tra magie Country, Jazz e Swing ci incantava pure con il clarinetto. Poi vennero un album Bluegrass con Rose Maddox e il capitolo elettrico con gli Hellecasters.
Migliaia sono le sue partecipazioni in studio o su disco con supertars di tutti i generi: Bob Dylan, Sting, Barbara Streisand, Little Richard, Elton John, Bob Seger, Roy Orbison, Sheryl Crow, Buck Owens, Hank Williams Jr., Rodney Crowell, Don Henley degli Eagles, Bonnie Raitt, Byrds, Willie Nelson, Pavarotti e centinaia di altri ancora. John sa suonare di tutto e non c’è strumento che lo possa mettere in difficoltà: chitarra elettrica od acustica, mandolino, sax, clarinetto, pedal steel o qualsiasi altro strumento viene suonato da John con una facilità disarmante.

Sempre attento ad ogni tendenza e pronto ad esplorare ogni universo musicale esistente, John si è invaghito negli ultimi anni della musica di Django Reinhardt, il chitarrista nato in Belgio da genitori zingari che diverrà uno dei musicisti più straordinari che la storia ricordi. Questo nuovo lavoro di Jorgenson è un tributo allo stile chitarristico di Django ma solo un brano di questo disco porta la firma del chitarrista zingaro, la conclusiva "Minor Swing", scritta da Rheinardt insieme al violinista Stephane Grappelli.
Degli altri quattordici pezzi, ben undici portano la firma di Jorgenson. All’età di otto anni Django si trasferì a Parigi e da qui allora nasce il titolo dell’album: "Franco-American Swing", un titolo pensato anche da Jorgenson, pacifista convinto (di quelli veri, non quelli violenti che espongono la bandiera della pace che siamo abituati a vedere in Italia), che ha dichiarato che il titolo è un augurio per recuperare i rapporti di amicizia tra Americani e Francesi che negli ultimi tempi si sono un po’ deteriorati
.Lo stile definito "Gypsy Jazz" nacque quando Django ascoltò la tromba di Louis Armstrong e provò a suonare la chitarra nello stesso stile aggiungendoci poi tanto di suo. Questo stile influenzò una nutrita schiera di chitarristi, tra i quali John Jorgenson. Il brano che apre la raccolta, "F.A. Swing" di Jorgenson, dove F.A. suppongo stia per "Franco-American", è un primo omaggio a tutto quello che John ha imparato da Reinhardt. Veramente straordinario il lavoro di Jorgenson alla chitarra, ma ascoltate quello che riesce a fare col clarinetto e col sax. Il brano verrà ripreso quasi in chiusura di cd col titolo di "F.A. Swing Alternate Mix" dove John rinuncerà stavolta al sax e inserirà la fisarmonica di Jeff Taylor.
"Mirror In Blue" era già inserito nel suo album solista del 1986 "After You’ve Gone" ma poi ascoltando l’arrangiamento che Don Hart aveva creato per il Nashville Chamber Orchestra Guitar Festival del 2002, John ha deciso di riproporre il brano anche in questo disco accompagnato, appunto, dalla Nashville Chamber Orchestra. "Man Of Mistery" non è di Jorgenson ma è come se lo fosse. Il brano è stato scritto da Hank Marvin degli Shadow. John scoprì che Hank era un grande ammiratore di Django e allora pensò che sarebbe stato bello riproporre un brano degli Shadow suonato in stile Gypsy Jazz: aveva ragione!
Tra i tanti maestri che Jorgenson ammirava c’era pure Danny Gatton e John, saputo del suo suicidio decise di dedicargli questa "In Memory Of Danny Gatton", uno dei pezzi più dolci e commoventi di tutto il disco. In "Franco-American Swing" troviamo anche diversi valzer. Il musette waltz era il ballo preferito dai Francesi negli anni 20 ma la chitarra serviva solo come accompagnamento alla più popolare fisarmonica.
In "Snowflake Waltz" John ci dimostra come, grazie all’influenza dei Ferret Brothers, il musette waltz divenne una vetrina importante pure per i chitarristi. Django Rheinardt passò gli ultimi anni della sua vita in un piccolo e pacifico villaggio a sud di Parigi, Samois Sur Seine, ora sede del Django Reinhardt Memorial Jazz Festival che si tiene nella cittadina Francese ogni anno a Giugno. John scrisse "Valse de Samois" dopo la sua prima partecipazione a questo Festival all’inizio degli anni 90. L’omaggio di Jorgenson è straordinario, una delle gemme di "Franco-American Swing".
Gli altri due valzer sono altrettante dediche importanti: "Crimson Waltz" è intitolata allo studio Inglese dove è stata incisa, mentre "Waltz For Mary" è dedicata a Mary Honcoop, una delle maggiori esperte ed amanti del Gypsy Jazz.
Una delle pochissima canzoni non scritte da John, "J’Attendrai" è una delle sue canzoni preferite dei primi anni '30 ed ha voluto regalarcela in una versione riveduta e corretta grazie all’arrangiamento di Dan Hart per il quartetto della Nashville Chamber Orchestra. Altre due creazioni di John ci dimostrano ancora una volta la sua abilità col clarinetto, "Smoldering Ashes" e "Swing Junction", quest’ultima nata sperimentando due diverse tecniche chitarristiche. Grandissimo il lavoro del giovane violinista Andy Leftwich (dei Kentucky Thunder di Ricky Skaggs) nel trasportare questo esperimento chitarristico sul violino. "Cher Jaqueline" è un altro pezzo dolcissimo, una romantica ballata che John ha scritto, probabilmente, pensando ad una persona importante che ha conosciuto in Francia.
Il cd chiude con due brani estratti dalla colonna sonora del film "Head In The Clouds", appena uscito in America e che arruola tra i protagonisti Penelope Cruz, il recente premio Oscar Charlize Theron e, nei panni di Django Reinhart, proprio lui, John Jorgenson. Un grande onore per questo straordinario chitarrista, che orgogliosamente inserisce nel booklet del cd diverse foto di lui truccato per le riprese del film, capelli tagliati e tinti, baffi e pure una finta bruciatura sulla mano sinistra, come aveva Django Reinhardt. Dovendo interpretare Django, John non poteva suonare nel film canzoni scritte da lui e allora troveremo "Blue Drag" che nel film verrà suonata da John/Django nella notte di Natale del 1936 accompagnando Charlize Theron e Penelope Cruz in un ballo sensuale e intrigante.Il brano conclusivo del cd, "Minor Swing", scritta da Django insieme a Stephane Grappelli, può essere ascoltata anche questa nel film ma solo per pochi secondi all’inizio della scena che si svolge nel locale.
"Franco-American Swing" è un capolavoro che mi sento di consigliare a…….beh, a tutti, se vi piace ascoltare buona musica, questo cd ne è pieno.


Roberto Campovecchi



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