|
James McMurtry - CHILDISH THINGS 2005, Compadre Records
Prendere o lasciare, James Mc Murtry è fatto così e nulla lo può cambiare.
Anche in "Childish Things" abbina la sua abilità nello scrivere
ottimi testi a ballate scarne ed elettriche, con la coerenza che lo contraddistingue
ormai da vent'anni.
Qualche piccolo elemento di novità è l'inserimento di qualche intervento di sax (il figlio Curtis) del trombone (Jon Blondell) e del contrabbasso (Chris Maresh). Per il resto, grande spazio agli Heartless Bastards (Daren Hess ai tamburi e Ronnie Johnson al basso) con l'aggiunta di Tim Holt alle chitarre (che possiamo considerare il quarto Heartless) e degli amici di lunga data David Grissom, Joe Ely, Bukka Allen e Randy Garibay Jr. che supportano qui e lì il leader con la voce o con la chitarra. L'inizio con "See The Elephant" è puro Mc Murtry al 100%, mentre la title track fa da apripista (significativa la frase finale "non credo al paradiso, ma credo ai fantasmi") al brano politico più importante del 2005: "We Can't Make It Here". Eccoli qui i fantasmi, gli spettri, le paure, che escono dai versi della canzone a raccontarci quello che è successo e quello che sta succedendo. |
|
Su un impianto armonico che ricorda una delle grandi canzoni politiche
dei '70 ("Ohio" di Neil Young), prendono forma immagini di
veterani alla fame, fabbriche non
più in grado di dare lavoro, mentre i politici e ricchi che pagano sempre
meno
tasse attraversano strade piene di immondizia, al sicuro nelle loro limousine.
Luca Vitali |
|