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The Kills - NO WOW 2005, Domino/Self Quando ascolto "No Wow" mi vengono in mente immagini diverse. Notturni frammenti
visivi (e sonori) di strade che percorrono malfamate periferie suburbane, nebbia,
pioggia, il canto lacerante di un vecchio nero che strimpella uno spiritual
accompagnandosi
con la sua chitarra. E poi strade assolate, come quelle che attraversano le
desolate distese desertiche americane. VV e Hotel me li immagino cosi, mentre
offrono un whisky al vecchio nero perché canti ancora per loro e mentre
percorrono quelle strade perdute in mezzo al deserto su di una vecchia cabrio,
con i capelli mossi dal vento e una sigaretta appena accesa tra le dita. Semplicità,
essenza. Questi sono i Kills, questa è la loro musica. Non vogliono
stupirvi, non cercano consensi forzati, vogliono solo suonare la musica che
amano, decostruendola e riassemblandola attraverso le proprie sensibilità.
Punto. |
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Ciò nonostante
Jamie "Hotel" Hince e Alison "VV" Mosshart non deludono
le attese dei loro estimatori, non annoiano (operazione facilissima,
visto lesiguo materiale strumentale) e anzi ridanno linfa vitale
al suono del Delta che, insieme agli umori psichedelici della factory
Warholiana, era già alla base del lavoro precedente.
In "No Wow" le trame velvetiane sono meno presenti per lasciare al Blues e alle sue derivazioni contemporanee il compito di riunire le nuove e meno nuove icone del rock metropolitano (P.J.Harvey su tutti, ma anche asprezze wave, riverberi di Yeah Yeah Yeahs e tracce di Sonic Youth talvolta poggiati sui manti elettronici dei Suicide) sotto lattuale vibrante sound dei Kills. Linizio del viaggio attraverso la formula sonora del duo anglo-americano è affidato a"No Wow", ma è la successiva "Love is a deserter" (nuovo singolo dopo "The Good Ones") a lasciare subito il segno:la drum machine spinge il canto a due di VV e socio verso la tagliente "scarnificazione" del pezzo, rendendolo grezzo, veloce e adrenalinico, tra gli episodi migliori di tutto lalbum. Percorrendo la "Road 7" continuiamo ad addentrarci nei luoghi sacri del blues col benestare di Polly Jean Harvey, fino ad arrivare alla traccia numero cinque "I hate the way you love", che convince almeno quanto quella citata prima, con la voce di Hotel in primo piano, un suono meno intriso di blues ma colmo di elettricità art-rock e una curiosa appendice (la "part II") che si lascia trasportare da echi di feedback dal sapore velvetiano. Potrei (e forse dovrei) descrivere in modo più esauriente anche la seguente "At the back of the shell", la delicata "Rodeo Town", la poderosa "Murdermile" in cui al furore vocale di VV fa da contrappunto il canto quasi soffuso di Hotel, oppure la conclusiva "Ticket Man" che accompagna luscita di scena dei nostri al suono ipnotico di un pianoforte e di un paio di narcotizzanti accordi di chitarra, ma sarebbe inutile: i Kills la loro essenza ve lhanno svelata fin dalle prime note. Loro decostruiscono e ricostruiscono la musica che amano secondo la propria sensibilità, come si diceva allinizio. Quello che si è omesso di dire è la dichiarazione dei nostri secondo cui decostruire musica equivale a decostruire la realtà, perché la musica (e larte in genere) non è un aspetto ma lessenza stessa della vita. "No Wow" quindi, piaccia o no, è la realtà che vi offrono VV e Hotel, la loro realtà. Allascoltatore spetta decidere se sia anche la sua... N.d.A. Il formato cd è in vendita anche con un gustoso dvd-bonus contenente un breve film-documentario (una cinquantina di minuti in tutto) che Jamie e Alison hanno ideato diretto e montato, con interviste, brani live, sequenze dai loro tour e quantaltro, il tutto ben confezionato tenendo conto che per quanto ne so è la loro prima prova da film maker (attività che sembrano voler intraprendere più spesso in futuro). Secondo me vale da solo lacquisto del cd, anche perché non mi sembra ci sia una grande differenza di prezzo rispetto allacquisto del solo album. Ultimissima nota per chi volesse goderseli dal vivo: A maggio suoneranno il 24 al New Age di Treviso, il 25 al Circolo degli Artisti a Roma e il 26 allEstragon di Bologna. Davide Campione |
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