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Keith
Richards - TALK IS CHEAP Ci sono personaggi che rappresentano uno stile, che hanno aperto una strada e che sono sempre là davanti, a guidare il gruppo. Keith Richards sta alla chitarra ritmica rock come la Tour Eiffel sta ai monumenti simbolici di Parigi e in molti braianadamseggiano arrancando nelle retrovie. Intanto un’osservazione: personalmente trovo curioso e un po’ stridente accostare il termine ritmico ad un musicista così dinoccolato, strascicato e barcollante, nella vita come nella musica, ma proprio qui stanno la genialità e l’originalità di Keith. Ciò che aveva impressionato perfino Tom Waits ("è un miracolo vivente il fatto che possa stare in piedi e suonare") risulta ben tradotto nella fisicità della musica di Richards, sia là dove si è espressa nel corso della giurassica militanza con gli Stones, sia là dove è stata fatta scorazzare nei suggestivi mondi contaminati dall’oscurità spiritata del geniale chitarrista. Una ritmica barcollante, compatta e riconoscibile è il miracolo vivente della musica di Keith. |
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"Talk
Is Cheap" rappresenta una eclettica scorribanda nei territori cari
all’artista di Dartford: ottimi sprazzi di rock, rock and roll, rythm
and blues e blues vero e proprio, affastellati e tenuti assieme con
il consueto stile. Keith si fa aiutare dal drummer Steve Jordan nella
composizione e nella produzione dei brani, pezzi che non avrebbero mai
trovato una collocazione fra la "Stones production" e si contorna
di validissimi sessionist (dalla slide di Waddy Watchel, vecchia conoscenza
per i navigatori della west coast, a Chuck Leavell, i Memphis Horns
al completo, Patti Scialfa), scegliendo le persone giuste per confezionare
il suo sound. Non si può certo dire che un disco di Keith Richards
sia divertente, oltretutto le atmosfere sono a tratti tombali, voodoo,
ma si riesce chiaramente a cogliere lo spirito scanzonato che ha animato
tutto il lavoro e che ha coinvolto i musicisti convenuti. Pier Angelo Cantù |
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