Doyle Lawson & Quicksilver - HARD GAME OF LOVE
2002, Sugar Hill Records

Non sto a ricordarvi tutti i premi vinti dal pluridecorato Doyle Lawson, finirei per annoiarvi. Da parecchi anni il musicista Bluegrass-Gospel più amato dai fanatici della musica dell’erba blue, Doyle, esce quest’anno con un nuovo piccolo capolavoro dopo sei anni di assenza. Un disco studiato a tavolino e messo insieme come un mosaico, e alla fino diventa, proprio come un mosaico, un’opera d’arte. Un disco molto laborioso, in quanto alcuni dei pezzi inseriti in questo disco sono stati registrati addirittura nel 1997.
Prima di fondare la Band dei Quicksilver, Doyle si è fatto le ossa suonando con le più importanti formazioni Bluegrass del pianeta rubando i segreti dei suoi illustri colleghi e mescolandoli alle sue già eccelse qualità di mandolinista, creando un sound unico che i più esperti riconoscerebbero alle prime note. Alcune di queste Band che vale la pena ricordare sono i "Country Gentlemen" , i "New South" di J.D. Crowe e la Band del Re del Bluegrass Jimmy Martin. Inoltre Doyle fece parte del Dream Team della "Bluegrass Album Band" insieme ad altri fenomeni quali Jerry Douglas, Tony Rice, Vassar Clements, J.D. Crowe e Bobby Hicks.

Oltre venti albums registrati poi con la sua Band dei Quicksilver dove Doyle, pur rivendicando il ruolo di Band leader, ha sempre lasciato molto spazio ai musicisti che di volta in volta si sono alternati al suo fianco.
"Hard Game of Love" non fa che riconfermare tutto quello che si sapeva e che si è detto su di lui e come al solito il risultato è ottimo. L’album apre con una velocissima train song, "Blue Train (of the heartbreak line)", ottima, seguita dalla title track molto più lenta.
Doyle in tutta la sua carriera aveva inciso fino ad ora una sola canzone strumentale. In questo album ci riprova con il brano "Oak Ridge Rendezvous" e ci si chiede perché non ci regali più spesso queste gemme strumentali, visto l’ottimo risultato. Alcuni brani sono stati scelti dal vastissimo catalogo Country e Bluegrass degli anni ’50 e ’60 come la già citata "Blue Train", "We Missed You" di Bill Anderson e "Standing Room Only" di Paul Humphrey. Doyle non è mai stato un grande autore ed infatti se si esclude la strumentale "Oak Ridge Rendezvous" non troviamo nessun brano uscito dalla sua penna. Come è difficile trovare brani scritti dai Quicksilver. Gli altri due brani originali sono stati scritti da Jamie Dailey (Poor Boy Working Blues) e da Barry Scott (A Thing Of The Past) e il fatto che dopo sei anni di lavoro abbiano deciso di inserire solo tre brani originali nell’album mi sorprende non poco, soprattutto perché considero gli originali i migliori pezzi del disco.
"Poor Boy Working Blues" è una splendida canzone con tutti gli elementi necessari che una ‘hard driving Bluegrass song’ dovrebbe avere mentre "A Thing Of The Past" è una graziosissima canzone dalle sonorità Bluegrass Swing. Il resto dell’album è Gospel, e pure tanto, come nella canzone "The Hand Made Cross" che ricorda a Doyle di alcune tombe senza nome nella fattoria dove è cresciuto nel Tennessee orientale.
Abbiamo aspettato il Re del Bluegrass Gospel per ben sei anni e lui ancora una volta non ci ha deluso, ma ci auguriamo di non dover aspettare così tanto per il prossimo suo lavoro.

Roberto Campovecchi


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