Lonesome River Band - WINDOW OF TIME
2002, Doobie Shea Records

Inizio col dire che non mi trovo totalmente d’accordo con Sammy Shelor nel scegliere di chiamare questa formazione Lonesome River Band. E’ vero che Sammy è stato uno dei fondatori della Band, forse la migliore Bluegrass Band a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, ma quando in un colpo solo ben 4 componenti su 5 se ne vanno non si può certo affermare che si tratta della stessa Band. E’ a mio avviso un’arma a doppio taglio. Da un lato l’attuale formazione può contare su una notorietà e un rispetto che la Band si è meritatamente guadagnati nel corso della sua straordinaria carriera, ma da un altro punto di vista rischiano di perdere il confronto, inevitabile, coi loro predecessori.
Don Rigsby, Ronnie Bowman, Rickie Simpkins e Kenny Smith sono difficili da rimpiazzare con musicisti del loro stesso livello, o forse è addirittura impossibile. Se a questo aggiungiamo che la formazione precedente era la Bluegrass Band preferita del sottoscritto, non posso fare a meno di aggiudicare il confronto a loro, quelli che non ci sono più.

Attenzione però. Essere meno bravi dei sopraccitati musicisti, non significa per forza non essere ottimi artisti, ed infatti Sammy Shelor ha messo insieme, pezzo per pezzo, un’altra rispettabilissima formazione. Jeff Parker al mandolino e Brandon Rickman alla chitarra si dividono il ruolo di cantante solista con sorprendenti risultati, quasi a non far rimpiangere i loro predecessori. Jeff è nato e cresciuto nel Kentucky, la patria del Bluegrass ed è stato raccomandato a Sammy dall’amico Steve Gulley dei Mountain Heart: come non fidarsi? Brandon invece può vantare pure una carriera nel Gospel con la Band dei New Tradition. Al violino troviamo un grande, Mike Hartgrove proveniente dalla pluridecorata Band dei IIIrd Tyme Out mentre al basso c’è Irl Hees, un passato con Chris Jones e autore di diversi brani per altre Band, uno pure per la superstar del Bluegrass Rhonda Vincent.
" Window Of Time" è stato pure prodotto da Sammy Shelor che è indiscutibilmente il leader di questa Band ed ha volutamente mantenuto, almeno in parte, il sound e lo stile della vecchia formazione. Forse questo album è un po’ più tradizionale dei precedenti lavori ma non mancano episodi progressivi e moderni come ad esempio "Missed It By A Mile".
Sono un po’ deluso nello scoprire che solo due brani dell’album sono stati scritti da loro: "How I Long To Be In The Mountains" di Irl Hees e "Rounder’s Spirit" di Brandon Rickman, ma la squadra di autori messa assieme per questo album è di ottimo livello, da Harley Allen ai Delmore Brothers, da Shawn Camp a Guy Clark.
Il mio giudizio su questo album è decisamente positivo anche se ci allontaniamo un po’, ma non di tanto, dallo stile al quale la Lonesome River Band ci aveva abituati. Un prodotto decisamente più tradizionale dei precedenti, ne è una riprova il brano che chiude l’album, "Tomahawk", una fiddle tune che più tradizionale di così non si può. Sammy ha però sapientemente scelto "Down The Line" come canzone d’apertura in quanto quella che più di tutte ricorda i vecchi Lonesome. Un ottimo aperitivo!
Lo splendido lento "Stray Dogs And Alley Cats" di Harley Allen è l’unico brano nel quale non troviamo il banjo di Sammy Shelor mentre "Tune Of A Twenty Dollar Bill" di Shawn Camp mi ricorda tantissimo i brani della Lynn Morris Band cantati dal marito/bassista Marshall Wilborn.
Ascoltando questo disco è evidente che Sammy è molto combattuto ed indeciso: sound moderno per continuare il discorso iniziato coi precedenti album oppure dare un taglio netto al passato e proporre un sound decisamente old time, delle tradizioni. Vedremo alla prossima uscita.

Roberto Campovecchi


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