Low - TRUST
2004, Touch&Go

Un sibilo misterioso, un tonfo di tamburo, chitarre dilatate e un ritmo scheletrico accompagnato da un canto flebile e ossequioso, così si apre TRUST (ennesimo lavoro discografico per questa formazione del Minnesota dalla composizione chimica inalterata: Mimi Parker-Alan Sparhawk-ZakSally). Continuo nell’ascolto e consumati sette minuti, questa è la durata di “Amazing Grace”, qualcosa cambia: le chitarre s’inaspriscono, la ritmica diventa regolare e la melodia del canto sembra fare l’occhiolino al Pop (l’ho detta grossa? In un’intervista hanno affermato che i loro riferimenti sono Joy Division, Velvet Underground…e Beatles!). È solo un’illusione quella creata da “Canada” come tutta la musica dei LOW. Subito dopo, con “Candy Girl”, si ritorna a casa: tamburi come passi di soldati e nenie per addolcire una morte lenta. Si va avanti così, fino a raggiungere la serenità e la quiete assoluta con “Tonight”: un canto libero ed estasiato capace di concederci un bieco sorriso. Da umile fruitore proseguo nell’ascolto e non vedo altro che lande desolate e foschi paesaggi notturni.

Arrivo alla fine del disco con un leggero senso di smarrimento, mi sento attonito e sbigottito e mi chiedo come fanno questi tre folli (depressi) ad ispirarsi musicalmente. Il loro concetto di musica è basato su rumori cosmici, rimbombi cerebrali e tristi invocazioni corali. La grandezza dei LOW sta nel saper togliere qualcosa al Rock, ritagliandone il ritmo ed esaltandone la lirica. Il minimalismo sonoro è il loro credo e quest’album ne è la conferma. “Trust” è la normale prosecuzione di “Things We Lost In The Fire” con code strumentali che lambiscono territori psichedelici, pulsazioni esoteriche, ballate disperate e canzoni sempre più diffidenti. Questo è il rock al rallentatore dei LOW; questa è la loro estensione spazio-tempo!


Luca D'Ambrosio



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