Lyrics Born - LATHER THAT DAY
2003, Quannum Projects

Tom Shimura (ovvero Lyrics Born) è nato in Giappone trentuno anni fa e ha fatto parte di numerosi progetti riconducibili all'hip hop indipendente della Bay Area di San Francisco. Nel 1992 forma i Latyrx (con un certo Lateef Daumont) e, in seguito, entra a far parte del collettivo SoleSides, un'encomiabile crew dalle evidenti propensioni sperimentali, composta da produttori, b-boy, writers, dj's e rappers, tra cui Dj Shadow, Chief Xcel, Gift of Gab, Jurassic Five e tanti altri ancora. Trascorrono sette anni d'attività e la gang, dopo aver cambiato nome (Quannum) e creato una nuova etichetta (Quannum Project), sforna "Spectrum" (1999), un disco che prosegue quella ricerca di nuove forme stilistiche e dal quale Shimura attinge linfa e sostentamento per l'avvenire. Il resto, poi, è storia attuale.

"Later That Day" è, infatti, il primo lavoro da solista del Big Boy trapiantato in California, un condensato di funky-soul-reggae elettronico che ripercorre le radici musicali dell'Old School Rap (Grandmaster Flash, Sugarhill Gang e Kurtis Blow) e che evidenzia tratti della canzone nera d'America, resuscitando nel mio cervello le immagini sfuocate di Joe Tex e Bill Whiters. Un cd frizzante e di certo non epocale (non ha il peso di "3 Feet High And Rising" dei De La Soul), ma senza dubbio allettante per temperanza e gusto. E quanto rivelato potete percepirlo immediatamente ascoltando le sequenze vellutate di "Rise and Shine", un florido brano dalle fattezze reggae e dub, sospinto dalla calda voce di Joyo Velarde, una vocalist presente in quasi tutti gli angoli dell'album e che, in "Love Me So Bad", diventa anche coautrice di testi e musica. Altri frammenti dai tessuti giamaicani sono "The Last Trumpet", nenia ricoperta da brevi rimandi spirituals, e "One Session", un'altra incalzante e fonda cantilena dalle qualità raggamuffin (reggae + tecnologia), in cui il basso di Tom Guerrero si cinge di frazioni ritmiche e scansioni digitali. Tutto sommato un disco simpatico. Uno stillicidio d'interludi (Dream Sequence, U Ass Bank, Interlude e Nightro), di cadenze penetranti (Before And After) e di movimenti funkydelici/rap (Callin' Out, Stop Complaining, Do That There) che diventano sempre più avvolgenti e vorticosi, è il caso di "Hott Bizness", un delizioso e labile refrain da club dance fine anni '70. Insomma, un giapponese che vive in California e perdutamente innamorato della cultura Hip Hop. Non vi sembra meraviglioso tutto questo?

Luca D'Ambrosio


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