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Bob
Dylan - MASKED & ANONIMOUS SOUNDTRACK
2003, Sony
Il
rapporto tra Bob Dylan e il cinema non è mai stato molto semplice, ma
questa però sembra la volta buona, il progetto "Masked & Anonymous"
(In uscita negli Stati Uniti il 24 luglio) ha l'aria di essere tanto
ambizioso quanto interessante, e non solo per la presenza di Bob Dylan
nel ruolo di protagonista ma per il fatto che questo film sembra avere
le carte in regola per avvicinare il grande pubblico all'arte del menestrello
di Duluth.
Questo elemento lo si può notare già dalla colonna sonora nei negozi
proprio in questi giorni, infatti presenta ben 14 canzoni tutte a firma
Dylan ad eccezione di due Traditional riarrangiati ed eseguiti per l'occasione.
La particolarità di questi brani è che non tutti sono eseguiti da Bob
ma vantano un variegato cast di interpreti a partire dai nostrani Francesco
De Gregori e Articolo 31 fino ai misconosciti giapponesi Magokoro Bothers,
passando per i più noti Grateful Dead e Los Lobos.
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La scelta di inserire delle cover in questa colonna sonora nasce da
una scelta precisa cioè quella di offrire allo spettatore una visuale
molto ampia di quello che è l'immenso caleidoscopio Dylan, si ha quindi
la possibilità di scoprire lati di una canzone che nella versione originale
non vengono fuori, o si svelano solo parzialmente. Ecco allora che ha
un senso sentire "My Back Pages" in una incredibile versione
in giapponese ad opera dei già citati Magokoro Brothers, che si prodigano
nel rendere quanto mai veritiera la loro interpretazione, aggiungendoci
un assolo di armonica in perfetto Dylan-stile.
A molti resterà il dubbio di chi siano questi sconosciuti ma poco importa
nell'intera economia del disco, che verte proprio sulla multietnicità
del fenomeno Dylan, infatti nel film come recitano le note di copertina
si vedrà un America di un'epoca futura imprecisata popolata da un immenso
insieme di razze con costumi ed usi diversi.
Dopo quest'incursione in Giappone si torna in America con una versione
Gospel del classico "Gotta Serve Somebody" ad opera di Sherley
Caesar, registrata in occasione del disco tributo al perido gospel rock
di Bob Dylan. Questo brano incarna la vera anima soul del disco "Slow
Train Coming" lasciando senza fiato l'ascoltatore per la passione
con cui è eseguito, la voce di Sherley è assolutamente incredibile e
per di più il brano è suonato alla grande.
Il primo lampo dall'Olimpo dilaniano si ha con la strepitosa nuova versione
di "Down In The Flood", brano già apparso in varie raccolte
in passato ma qui riletto con un piglio molto blues da scantinato.
La band di Bob composta dai chitarristi Larry Campbell e Charlie Sexton,
dal bassista Tony Garnier e dal nuovo adepto George Recile alla batteria,
da a questo brano la spinta necessaria per essere uno dei migliori di
questo disco, eccezionale è il riff di Charlie Sexton che tormenta l'intero
brano.
A ricordare la profonda amicizia che legava Bob Dylan a Jerry Garcia,
c'è una bellissima versione di "It's all over Now Baby Blue",
tratta dalla live compilation dei Grateful Dead "Postacard From
Hangin'" dove dal vivo la band di San Francisco riproponeva solo
classici dylaniani. L'esecuzione dei Dead è improvvisata come il loro
solito, forse anche cantata maluccio ma è proprio questo a rendere perfettamente
il senso di precarietà di questo spendido brano. L'anima di Dylan non
risiede nella perfezione ma nella imperfezione dove emergono i veri
tratti di ogni brano, che diversamente sarebbero soffocati.
Al contrario "Most Of Time" interpretata da Sophie Zelmiani,
suona pretenziosa e caratterizzata da una performance priva di quello
spirito che caratterizzava questo brano su "Oh Mercy", ma
questa è solo una macchia piccolissima e neppure molto evidente dato
che chiunque potrebbe dire che questo è il miglior brano della colonna
sonora in quanto è perfetto in tutto, forse troppo.
A farci tornare il sorriso ci pensano i Los Lobos con "On A Night
Like This" in una versione tutto pepe metà in inglese metà in spagnolo,
questa canzone appartiene al repertorio minore di Bob Dylan, ma loro
ne tirano fuori davvero il meglio, facendolo diventare uno dei migliori
brani della colonna sonora. A seguire troviamo "Diamond Joe"
eseguita da Bob Dylan e la sua band, questo brano è già noto agli appassionati
per essere circolato molto prima dell'uscita del disco su Internet,
è un travolgente traditional dove emerge il lato più bello del menestrello
di Dultuh quello del divertimento, si sente infatti anche durante l'ascolto
che è stata catturata perfettamente l'atmosfera spensierata di una session
tra amici, il brano si basa sul più classico dei stilemi country-western
ma è arricchito da una incredibile parte di mandolino ad opera di Larry
Campbell.
Capitolo a parte è "Come Una Pietra Scalciata" degli Articolo
31, brano ispirato da "Like Rolling Stone" di cui ne è stato
campionato anche il ritornello, in se il brano non è male ma penso che
all'ascolto suoni più come un fenomeno da baraccone che come un vero
e proprio brano, Dylan e il rap sono due universi troppo distinti, tuttavia
ascoltando il testo si sente come il brano incarni perfettamente il
senso originario della canzone, cosa che negli 'anni sessanta non era
riuscita né a Mogol né a Gianni Pettinati (eh chi lo ricorda?).
La vera perla di questa colonna sonora viene dalla turchia ad opera
di Sertab, di recente vincitrice dell'Eurovision, interpreta con incredibile
bravura "One More Cup Of Coffee", rivestendolo di un arrangiamento
a metà strada tra le atmosfere zigane originarie e quelle mediorientali
che appartengono alla sua musica, la sua voce è incredibile così come
il risultato finale.
Altra sopresa ad opera di Bob Dylan è il secondo traditional "Dixie",
un pezzo davvero bellissimo, in cui emerge con la grande capacità del
nostro di pescare a piene mani nel repertorio country-folk della tradizione
americana. Bob è uno storico della musica ma forse di più, è riuscito
a ridare vita ad una storia dimenticata, alla storia delle tradizioni,
dove l'argento e l'oro risiedono nella memoria di coloro che sono sotto
terra. A dare maggior senso all'operazione ci pensa l'inserimento di
"Senor" interpretata da Jerry Garcia e dalla sua band, ha
un andamento molto vicino al gospel ma molto lontando dalle atmosfere
della versione originaria, il risultato è davvero di grande effetto,
ma ciò che fa venire la pelle d'oca è il suo tocco chitarristico, davvero
unico. In chiusura troviamo un'oscura versione di "Cold Irons Bound"
reincisa per l'occasione da Dylan e "City Of Gold", unico
inedito a firma Dylan ma eseguita dai Dixie Hummingbird con la partecipazione
di Levon Helm, Garth Hudson e Larry Campbell...che dire, davvero ottime
entrambe.
Resta ancora qualche dubbio da sciogliere, chi ha visto il film in anteprima
ha detto che la quantità di musica è molto più grande rispetto a quello
che è stato pubblicato, viene quindi da chiedersi il perché molti brani
che ascolteremo durante la visione non sono stati pubblicati, e mi riferisco
in particolare ad una bellissima verisione di "I'll Remember You",
il traditional "Amazing Grace" e "Dirt Road Blues",
ma ci sono molti altri brani che meriterebbero, come "Blowin' In
The Wind" (Live da Santa Cruz 2000) che ascolteremo probabilmente
sui titoli di coda, e "Drifter's Escape" anch'essa registrata
in occasione del live set che sarà incluso nel film. Insomma non ci
voleva molto a pubblicare un doppio cd...invece siamo sempre costretti
a guardare dal foro più stretto per ammirare l'arte di Bob Dylan.
Salvatore
Esposito
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