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Massive Attack
- 100th Windows Battiti visionari e volumi di basso che tolgono il respiro. Seducenti riverberi celestiali e canti voluttuosi che distraggono i pensieri. Il piacere come senso assoluto, questo è il segreto che racchiude "100th Window". E Vorrei che non finisse mai. Le sequenze digitali incantano per morbidezza e calore, senza ostentare alcuna afflizione per questo lento trascorrere del tempo. Le pulsazioni, così eteree e vitali, filtrano bramosi accenti che distolgono lo sguardo e confondono il cuore. Le armonie trasudano consapevolezza, conoscenza e amore per l’evoluzione umana e tecnologica. Questo disco è piacevolmente ammiccante, allieta l’esistenza e non concede spazi qualora questi fossero destinati alla sola e fredda realtà. Ciascun frammento sonoro si trasforma in un sogno; ogni sogno diventa parte della realtà. Dopo l’allontanamento di Mushroom e Daddy Gee, Robert 3D Del Naja si fa carico del quarto lavoro dei Massive Attack. |
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Se pensate, però,
che questo sia un disco minore vi sbagliate di grosso. Le composizioni
brillano come sempre di luce propria e l’alchimia, che induce al piacere,
è acuita dalle voci suadenti di Sinéad O’Connor e Andy Horace. Provare
per credere! La purezza di "What Your Soul Sings", le reiterazioni
ritmiche di "Special Cases" e la trepida "A Prayer For
England" magnificano la voce della bella irlandese, mentre le attraenti
risonanze di "Everywhen" e le laconiche intermittenze di "Name
Taken" sono prese per mano dal vecchio Horace, detto Sleepy, leggenda
vivente del reggae. In "Future Proof" si respira, invece,
l’odore di una bossanova trasfigurata da scariche elettriche ed echi
psichedelici. L’ansia di "Butterfly Caught", l’indulgenza
di "Small Time Shot Away" e, infine, le reminiscenze orientali
di "Antistar" fanno di questo disco un lavoro intricato ed
allettante. |
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