Mountain Heart - NO OTHER WAY
2002, Skaggs Family Records

Quando ascoltai per la prima volta questo gruppo alcuni anni fa rimasi affascinato dalle parti vocali e dal suono pulito e preciso, soprattutto del banjo di Barry Abernathy che non potendo certo esibirsi in veloci assolo mozzafiato a causa del suo handicap alla mano sinistra, provvista del solo pollice e mezzo indice, è riuscito ad affinare una tecnica notevole. Però tra me e me pensavo che mancavano di qualcosa, ma non riuscivo a capire cosa.
Ascoltando il primo brano di questo loro nuovo disco capisco subito cosa mancava ai Mountain Heart per trasformarsi da un buon gruppo ad un ottimo gruppo. Il cantante solista Steve Gulley aveva bisogno di un altro grande cantante che potesse alternarsi nel ruolo di leader. Il disco infatti apre con la bellissima "Mountain Man" con il nuovo acquisto della Band, Adam Steffey (un passato negli Union Station di Alison Krauss), alla voce solista. Ricordavo Adam come ottimo mandolinista ma non ricordavo potesse cantare così bene.

Purtroppo proseguendo nell'ascolto mi accorgo che Adam canterà da solista solo in un altro brano, "Big Sky". "Mountain Man" apre con un intro di violino volutamente accompagnato da un fastidioso fruscio per dare l'idea di un suono old time, il suono delle montagne dove sicuramente si svolge la scena narrata nella canzone, la storia di un uomo a cui vengono offerti soldi in cambio della casa e della terra. L'uomo rifiuta l'offerta dicendo che nessuno può comprare un uomo di montagna e la storia finisce a fucilate ma Adam Steffey non ci dice chi ha la meglio. Il brano è stato scritto da un grande, Shawn Lane dei Blue Highway, ed anche il secondo brano "Ramblin' Heart", pure questo stupendo e cantato da Steve Gulley, porta la firma dei Blue Highway nella persona di Tim Stafford. E' ora la volta di Barry nel cimentarsi nel ruolo di cantante leader in "The Spirit Moved".
Non ha certo la classe di Steve o il carisma di Adam ma è veramente ottimo il suo quasi debutto in questo ruolo. Barry possiede una voce particolarmente adatta ai pezzi gospel e infatti canterà da leader solo in un altro brano, un gospel a cappella che però mi lascia un po' perplesso. Oltre tre minuti di Barry da solo prima che entrino le altre voci mi sembra un'eternità. Infatti il brano prende decisamente quota quando Barry viene soccorso da Steve, Adam e pure dal giovane violinista Jim VanCleve, ormai una conferma nonostante la sua giovane età. A proposito, Jim è l'autore più prolifico della Band avendo scritto due brani insieme a Steve Gulley ed uno tutto solo, l'ottimo strumentale "Real Time" dove ovviamente il violino la fa da padrone. Sono deluso dal fatto che la Band ci regala solo tre originali perché i due originali cantati sono tra i brani migliori dell'album.
Il primo, "Go Away", è una storia di un amore perduto ma anche di orgoglio maschile dove il protagonista, seppur con la morte nel cuore, trova il coraggio di cacciare la donna che lo ha fatto così tanto soffrire. Nel secondo, "Big Sky", Adam Steffey ci presenta una scena degna di un film western dove lo sceriffo della cittadina di Boseman viene ucciso da un fuorilegge e come dice Adam: "Per molti anni la gente ricorderà il suo nome perché le leggende non muoiono mai". Evidentemente Adam è fissato con le armi quindi se vi capita di vederlo dal vivo cercate di non farlo innervosire più di tanto.
Saggiamente, i Mountain Heart alternano brani veloci a brani lenti e brani cantati a brani strumentali e l'ascolto è decisamente piacevole. La tradizionale e abbastanza sostenuta "Gambler's Blues", l'unico brano del disco dove Barry e Steve si dividono il ruolo di cantante solista, è seguita dalla più lenta e meditativa "Faithless Heart" del grande Carl Jackson dove, contrariamente a quello che accade in "Go Away", il protagonista vorrebbe concedere un'altra chance alla donna che lo ha ingannato ma si ripropone di essere più sveglio la prossima volta. Un altro ottimo, veloce e classico bluegrass, "On My Way Back To You", con una citazione del tormentone di Hank Williams "Se il buon Dio lo permette e il torrente non straripa". Pezzo quasi autobiografico malgrado non sia stato scritto da loro che parla di un musicista in tournèe che si augura di ritrovare l'affetto dell'amata al suo ritorno.
"No Other Way" è un grandissimo album dall'inizio alla fine, l'ascolto resta sempre interessante senza mai diventare noioso o scontato, come talvolta succede nei dischi Bluegrass, e addirittura diventa ancora più interessante con gli ultimi tre brani, la quasi Country "How Strong Do My Walls Have To Be" di Pete Goble, la già citata "Big Sky" e la veloce strumentale "Lee Highway Blues" con ancora un grande Jim VanCleve. Nel loro disco precedente avevano tra gli ospiti un nome su tutti, Rob Ickes al dobro. Rob torna stavolta a far visita ai Mountain Heart accompagnato da alcuni amici di statura mondiale: il percussionista Kenny Malone, Vince Gill che presta la sua voce in "Faithless Heart" e poi Ricky Skaggs che fa i cori in "Mountain Man" oltre a spalleggiare Vince in "Faithless Heart". Ricky suona pure la chitarra in tutti i brani ad eccezione, ovviamente, di "Tedious And Tasteless" cantato a cappella. I Mountain Heart sono di un livello tale da non aver certo bisogno di aiuto, ma quando ad offrirsi volontari sono artisti di questo calibro, chi direbbe di no?


Roberto Campovecchi


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