Neil Young - ON THE BEACH
1974, Reprise (ristampato in CD nel 2003)

Di questo disco si è sempre parlato molto, anche su queste pagine, a dispetto del fatto che per quasi trent'anni sia rimasto accessibile solamente a chi ne aveva la copia in vinile. Ufficialmente Neil Young non era soddisfatto della tecnologia sonora dei CD, ma è pur vero che aveva permesso la ristampa in questo formato di quasi tutto il suo catalogo, mentre "On The Beach" veniva rimandato a oltranza, quasi a tenerlo nascosto per una sorta di pudore o di vergogna (anche dal vivo le sue canzoni sono state ingnorate per molto tempo).
Allora occorrerebbe ragionare più in profondità, entrare nelle pieghe del disco e del periodo "maledetto" in cui è stato partorito ma, ovviamente, non è questa la sede per simili lungaggini. In quei mesi il Bisonte è costretto dagli eventi a guardarsi dentro (i primi segni della sua malattia, quella appena scoperta del figlio Zeke, la morte crudele dei suoi amici, la vita balorda nel ranch, l'incomprensione con i discografici...) e farlo profondamente, senza maschere. Con un disco rifiutato e sempre rimandato (lo splendido "Tonight's The Night") e un mondo che gli si rivolta contro, anche la "star" di "Harvest" soffre nel sentirsi solo, incompreso e smarrito, ma rifiuta di darsi per vinto.
E' su questo colpo di coda, o rigurgito di orgoglio se preferite, che nascono le canzoni di "On The Beach", con un nucleo insolito di collaboratori che ruotano attorno al violinista hippy Rusty Kershaw. "Sento gente che sparla di me, fanno il mio nome e se lo rigirano...si facciano gli affari loro e io mi farò i miei" sono le prime parole del disco sputate in faccia a qualcuno (Walk On); ma l'accanimento verso i suoi "nemici" è forte anche nelle frasi conclusive dell'album: "Non ho mai conosciuto un uomo che sapesse dire tante bugie. Ne ha una diversa per ogni paio d'occhi..." (Ambulance Blues).
In questo contesto di feroce cinismo e disillusione, Neil partorisce il suo disco più bello, intimo, affascinante, sofferto, esposto e perciò disperato (forse è questo che ha voluto sempre custodire). Eppure non si patisce di dolore come ascoltando le canzoni di "Tonight's The Night" e anche gli scenari più da incubo sono esterni, quelli che ricordano le efferatezze di Charles Manson (Revolution Blues).
Un disco purificatore allora. Ma per far rinascere se stesso da questi incubi di morte, il Bisonte trascina nel suo baratro anche l'America e lo fa nella sua canzone forse più enigmatica e ricca di fascino di sempre (Ambulance Blues). Trent'anni sono tre quarti della mia vita e sono davvero molto felice di averli passati con questo disco sempre sul "comodino".


di Pier Angelo Cantù, tratta dalla rivista Late For The Sky



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