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Neil Young - PRAIRIE WIND 2005, Reprise/WEA Non date retta a chi vi presenta "Prairie Wind" come
l'ennesimo rifacimento di "Harvest": ogni volta che Neil Young vira
verso il country o giù di lì, scattano i paragoni con l'illustre
predecessore; ma l'unica cosa che li lega è il fatto che
entrambi sono usciti sul mercato dopo periodi parecchio tribolati: se
nel lontano 1971 era stata la schiena a dar problemi al canadese, ora è stata
la volta di un ben più pericoloso aneurisma cerebrale, che è andata
a sommarsi alla dolorosa perdita dell'anziano padre.
Tuttavia, nelle composizioni recenti, traspare una calma, una serenità e una saggezza che solo ora, a sessant'anni, questo vecchio leone sembra aver trovato. Musicalmente il disco (registrato a Nashville) si presenta molto vario, pur restando in ambito acustico, e composizioni tranquille si alternano ad altre più mosse, qua e là innervate da fiati, archi e cori gospel. La base ritmica è fornita da Rick Rosas, Chad Cromwell e Karl T. Rimmel, e sono della partita, fra gli altri, anche i vecchi amici "Spooner" Oldham all'organo e Ben Keith alla steel (che del disco è anche co-produttore). |
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I testi sono improntati alla riscoperta delle cose del passato, dei
ricordi, e del natìo Canada; lo si può definire un concept
album, anche se non in senso stretto come fu per "Greendale". Ogni
canzone è Neil
Young al 100%.
Luca Vitali |
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