Nickel Creek - THIS SIDE
2002, Sugar Hill

Alla fine doveva succedere. Ebbene sì, i Nickel Creek non sono più una Bluegrass Band. Si era già capito col loro precedente lavoro che la tendenza era quella di abbandonare pian piano le atmosfere che avevano contraddistinto i loro primi lavori così belli e così tradizionali.
Seppur da sempre considerati una Bluegrass Band i Nickel Creek iniziarono la carriera quando i tre ragazzi avevano 12 (Sara), 13 (Chris) e 16 anni (Sean) con una raccolta di brani che fecero la storia del genere Western, ‘Little Cowpoke’. Un album sicuramente acerbo ma che non lasciava dubbi sul talento dei ragazzi. Il basso era suonato da Scott Thile, padre di Chris, che sarà con loro anche nei primi due dischi della loro esperienza Bluegrass.
"This Side" è il loro quarto cd, anche se l’industria discografica lo presenta come il secondo in quanto i primi due erano autoprodotti. Malgrado la loro ancora tenera età (sono poco più che maggiorenni) possono contare su un bagaglio tecnico ed una esperienza da far invidia ai veterani della musica Bluegrass: 4 albums insieme, un cd da solista per Sean e ben tre per Chris. Personalmente io sogno un giorno o l’altro l’uscita di un lavoro da solista della sorella di Sean, Sara Watkins.

Una carriera molto veloce quella dei Nickel Creek che nel 1998 dopo l’uscita del loro primo album Bluegrass autoprodotto vengono invitati alle serate Bluegrass del Ryman Auditorium di Nashville e nei maggiori Festival Bluegrass di tutta America. Tutti si accorgono del loro talento e il secondo disco li vede incidere con la Major Bluegrass "Sugar Hill". E qui accade una cosa stranissima. Il secondo album è sì meno tradizionale del primo, ma è senza dubbio un album Bluegrass.
La casa discografica decide di ristampare la copertina dell’album senza il padre di Chris e il quartetto da quel momento diviene un trio, un trio giovanissimo che propone nuove sonorità sempre più lontane dalla tradizione ed è chiaro il progetto di farli entrare in un mercato decisamente più vasto che non quello del Bluegrass. Vengono girati un paio di video poi trasmessi da Country Music Television. Ai concerti dei Nickel Creek cominciano a vedersi centinaia e poi migliaia di teenagers al contrario degli altri gruppi Bluegrass che possono contare quasi esclusivamente sul sostegno dei pensionati. La trasformazione è avvenuta secondo i disegni della casa discografica e di chi li ha assistiti nella produzione: Alison Krauss. Ora il vecchio Scott non si esibisce più nemmeno dal vivo sostituito di volta in volta da musicisti più giovani.
Prima dell’uscita di questo "This Side" i Nickel Creek raccolgono consensi in tutta America e fanno man bassa di trofei. Grandi artisti come Dolly Parton e Hank Williams, Jr. li vogliono a suonare nei loro albums. Ad un primo ascolto questo "This Side" potrebbe deludere chi segue i Nickel Creek da sempre, ma ad un secondo e più attento ascolto ci si rende conto della genialità e del talento del trio Californiano.
L’album apre con lo strumentale "Smoothie Song" di Chris Thile che fa sperare i tradizionalisti di trovarsi di fronte un album come il precedente. Speranza che poi svanisce già dal secondo brano, una cover stravolta di "Spit On A Stranger" dei Pavement.
I ragazzi sono più influenzati dal jazz, dal rock e dal blues in questo album ma il modo che hanno di suonare gli strumenti della tradizione Bluegrass fa di loro una delle Band più amate e seguite dell’intero panorama Country e Bluegrass. L’album straordinariamente debutta al primo posto delle classifiche Bluegrass e al secondo delle classifiche Country di Billboard.
E’ un disco per palati fini, un disco che non può essere ascoltato superficialmente come sottofondo musicale per un lungo viaggio in automobile. E’ un disco che va ascoltato attentamente dall’inizio alla fine per cogliere tutte le sfumature e i virtuosismi dei giovani talenti.
I Nickel Creek sono anche prolifici autori, hanno scritto 8 dei 13 brani del disco. In "Speak" scritta da Sean è chiaro il loro amore per la musica di Alison Krauss, mentre in "I Should’ve Known Better" è chiaro il rispetto di Chris per Sam Bush, sicuramente il mandolinista che più di ogni altro ha influenzato la sua musica. Il pezzo parte con la stessa decisione della celeberrima "Stingray" di Sam Bush anche se più lenta ed è stupendo il contrasto tra la cattiveria del mandolino di Chris con la stupenda, dolcissima e un po’ infantile voce di Sara.
A mio avviso i pezzi migliori dell’album sono gli originali scritti dai Nickel Creek: la title track "This Side" scritta da Sean, "Green And Gray" scritta da Chris e "Seven Wonders" scritta da Sean in collaborazione con David Puckett. Wonders significa Meraviglie ed è veramente una cosa meravigliosa la voce di Sara in questo brano.
Ancora la voce di Sara protagonista in quello che forse è il pezzo migliore dell’album, "Beauty And The Mess" scritta da Chris insieme al giovanissimo e bravissimo violinista Luke Bulla (un passato nei Kentucky Thunder di Ricky Skaggs). L’album chiude come aveva aperto, con due brani scritti da Chris.
Una cosa è certa. I Nickel Creek non possono più essere considerati solamente una Band Bluegrass. Ormai sono patrimonio del mondo intero e di chi sa apprezzare la buona musica.

Roberto Campovecchi


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