Papa M - WHATEVER, MORTAL
Domino 2001

La storia di David Pajo affonda le sue radici in un bianconero di dieci anni fa: è uno scatto giovanile di un acerbo Will Oldham e ritrae quattro ragazzi immersi, chissà dove, in acque placide fino al collo. Quella foto finì sulla copertina di "Spiderland", il disco degli Slint oggi riconosciuto come blocco di partenza di tutto ciò che, grazie alla mente arguta di un fantasioso critico d’oltremanica, è stato furbescamente inserito nel calderone del post-rock, ma all’epoca, dobbiamo dirlo, non se la filò proprio nessuno. Solamente un certo Steve Albini – diamo a Cesare quel che è di Cesare - non mancò di definirlo, con impressionante tempismo ed inaudito coraggio, "il più bel disco della storia del rock", contribuendo in maniera determinante alla sua successiva riscoperta ed alla formazione di quell’alone di culto supremo che oggi circonda gli Slint.
Dopo quella breve ma pesantissima esperienza David ha messo silenziosamente le mani in una considerevole quantità dei progetti più importanti partoriti dalla fertilissima scena dell’asse Luisville-Chicago, vero fulcro delle vicende degli ultimi dieci anni di indie-rock.

Lo vediamo collaborare con Stereolab e Yo La Tengo e suonare la chitarra nei For Carnation dell’ex compagno Brian Mc Mahan; suoi sono il basso nei Royal Trux di "Veterans Of Disorder" e la batteria nei King Kong di "Old Man In The Bridge", senza contare una presenza quasi costante negli svariati progetti di Will Oldham. Nel 1996 si iscrive alla line-up dei Tortoise per la registrazione dell’epocale "Millions Now Living Will Never Die" e, se pure il suo basso è presente anche nel successivo "TNT", al momento della pubblicazione del secondo disco egli è già in tutt’altre faccende affaccendato.
Questa volta David decide di buttarsi nella mischia in prima persona, anche se lo fa celandosi sotto lo strano moniker di Aerial M: gli splendidi bozzetti chitarristici dell’omonimo debutto del 1997 conoscono anche l’arte del remix nel successivo "Post Global Music"; nel 1999, con il nuovo pseudonimo di Papa M, Pajo pubblica "Live From A Shark Cage", un doppio album di chitarrismi in studio e dal vivo e, dopo nuove collaborazioni con i Matmos di "The West" ed i Mogwai di "Rock Action", siamo finalmente al 2001, con l’uscita di "Papa M Sing", la sua prima esperienza vocale, e del fiammante "Whatever, Mortal".
Il nuovo album ci restituisce David Pajo in un’inedita classica dimensione cantautorale in cui i brani sono perlopiù dei blues intimisti e scarnificati da ogni inutile orpello, spesso attraversati dal fantasma di un mandolino o da qualche sporchevole dissonanza di fondo, con in comune un’intensità davvero superiore ed un azzeccato spirito old-fashioned.
"Over Jordan" potrebbe essere stata prelevata di peso dal Boss di "Nebraska" o di "Tom Joad", raccolte sulle quali non avrebbe certo sfigurato, mentre "Belowed Woman", sorretta da un impianto elettrico più pronunciato, è sicuramente fra le cose migliori dell’album. In "Sorrow Reigns" par intravedere il confortante spettro di Nick Drake, mentre i due strumentali originali, "Krusti" e "Tamu", conservano qualche traccia del recente passato. Corpo centrale dell’album è la splendida "Sabotage", che si sviluppa intorno ad un affascinante tema di morbida psichedelia con tanto di interventi di sitar, mentre la chiusura, strumentale, è affidata ad una ottima rendition di "Northwest Passage".
Un disco davvero azzeccato per una delle menti più eclettiche degli ultimi due lustri di rock davvero indipendente.

Marco Tagliabue


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